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venerdì 26 febbraio 2016
mercoledì 6 gennaio 2016
Nuovo progetto.
Nel caso in cui v'interessasse, blog nuovo nuovo per raccontarvi le mie avventure canadesi. Scritto anche in francese per imparare la lingua.
Non fate domande sul nome.
Gnanxiety
Non fate domande sul nome.
Gnanxiety
domenica 27 dicembre 2015
Cronache Cinesi 2014 - I know what you did last summer.
Dal momento che, per quanto riguarda i miei viaggi precedenti, mi sono sempre soffermata a descrivere le sinostranezze, questa volta mi sembrerebbe doveroso dedicare un post anche alle assurdità che noi giovani, sperduti, incoscienti laowai abbiamo, più o meno consciamente, fatto.
L'elenco potrebbe essere infinito, ma prometto che cercherò di contenere la mia prolissità. Forse.
- Lazy time: pigrizia over 9k
Il più grande ossimoro della vacanza (volendola definire tale) è quella di recarsi là sapendo di essere maltrattati negli allenamenti che in confronto G.I. Jane si sta godendo un picnic, e, nonostante questo, trasformarsi nelle persone più pigre sulla faccia del globo.
E la scusante "eh ma ci alleniamo siamo stanchi" è la balla gigantesca dietro la quale ci nascondiamo quando dobbiamo giustificare la negligenza delle più comuni azioni degli esseri umani.
Come buttare il pattume.
Il pattume andrebbe banalmente preso e buttato nel bidone che si trova esattamente sulla strada che dobbiamo percorrere per andare alla scuola. Ma no. Lasciamolo straripare.
Ci alleniamo, siamo stanchi.
Vogliamo parlare poi del fornelletto elettrico generosamente offertoci da Du per provare a fare il primo caffè prima che il suo non funzionamento facesse insorgere la rivoluzione per la conquista del forno a gas?
Piazzato in stanza sul comodino nella tattica posizione tra i due letti nella speranza che la mattina sarebbe bastato accenderlo per svegliarsi con l'aroma del caffè.
Dopo minuti passati a cercare di tradurre le scritte cinesi finalmente capiamo come accendere lo strumento del demonio e...niente. 5 secondi e si spegne senza aver prodotto nulla di sublime e divino (caffè).
"bè non va."
"no"
"lo portiamo di là?"
"sì dopo"
Dove "dopo" è diventato un momento spazio-temporale di quasi 3 settimane.
Ci alleniamo, siamo stanchi
Fare il bucato.
Allora questa è una faccenda seria, non scherziamo.
Naturalmente l'istinto di sopravvivenza ci portava, nel 2013, a lavare le nostre cose quasi quotidianamente essendo provvisti solo ed esclusivamente di un catino dove poter lavare i nostri amati abiti.
Arrivati al momento topico (nel 2014) di essere in possesso di una lavatrice funzionante che ti scaricava l'acqua lercia dei tuoi vestiti da allenamento sui piedi, naturalmente, la pigrizia si è impadronita dei nostri corpi e il bucato veniva fatto quando strettamente necessario. E generalmente questo momento di panico capitava a tutti quanti nello stesso momento in modo tale da non sapere più dove cavolo appendere i vestiti o nei giorni umidi così la speranza di avere qualcosa di asciutto moriva sul nascere.
Per quanto riguarda le lenzuola. Oh andiamo. Sia quelle che il cuscino diventavano perfettamente puliti non appena rigirati dalla parte opposta. Et voilà! Come nuovi!
Ci alleniamo, siamo stanchi.
- Tuk tuk stop
Il 2014 è stato l'anno della totale indipendenza negli spostamenti. I nostri eroi avevano intrapreso questo lungo ed arduo viaggio già negli anni precedenti tentando di prendere il treno senza intermediari prima e avvalendosi di tattiche da ammaestratori di scimmie per salire su bus e taxi dopo.
Ma nel 2014 è arrivata la svolta. Un piccolo passo per l'umanità un grande passo per i nostri eroi.
Dopo un infruttuoso tentativo di girare a Luoyang conclusosi con la scorta di provviste al centro commerciale e il tentativo di ottenere un caffè, terminato con una crisi isterica da parte mia, ci siamo ritrovati sul bus che ci avrebbe riportati all'incrocio nel bel mezzo dell'inferno di caldo, polvere, clacson e regole stradali bistrattate e liberamente interpretate.
Una volta arrivati lì, il nostro saggio Du, ci aveva detto di avvertire così ci sarebbe venuto a prendere. Ma noi potevamo lasciarci sfuggire l'opportunità di mettere alla prova le nostre tecniche di ammaestramento? No. Corretto.
Così ci siamo lanciati in una contrattazione con l'omino a bordo di un tuk tuk (uno degli ultimi rimasti oserei dire).
L'omino ci ha sorriso per tutto il tempo prima di farci segno di salire a bordo.
Dunque siamo saliti speranzosi che lui avesse capito dove dovessimo effettivamente recarci e fiduciosi che, se non altro, a gesti avremmo potuto indicarglielo noi.
Così il tuk tuk la cui ultima revisione era stata fatta quando la Ford ancora produceva il suo primo modello d'auto e pulito l'ultima volta nel 15-18 è partito a tutta velocità. Ho visto vecchi con il deambulatorie superarci ed insultarci.
Tuttavia il nostro eroe è riuscito a portarci a destinazione sani e salvi deliziandoci, oltretutto, per l'intera durata del viaggio con una canzone della lirica cinese che veniva attivata grazie ad un interruttore tipo quelli delle lampade da comodino ed andava in loop continuo incoraggiato da noi che volevamo sentirlo cantare.
- Colazione
Noi italiani siamo famosi per il nostro gusto culinario e, ovviamente, anche per la nostra cucina rinomata in tutto il mondo.
Poi ci siamo noi, che andiamo nel luogo sperduto e mangiamo qualsiasi cosa. Regola fondamentale per la sopravvivenza: non chiedere MAI che cosa si stia effettivamente mangiando.
La regola numero uno è poi seguita da un paio di postulati che la completano: non guardare MAI dove viene tenuto il cibo, non domandare MAI il perché delle cose.
Ad esempio.
Uno dei lussi principali del 2014 era quello di avere la cuoca che per ogni giorno della settimana ci preparava i pasti diversificati (stiamo parlando di 3 pasti diversi al giorno e diversi da un giorno all'altro...cose che nel 2011 erano pura utopia).
Nonostante questo, la voglia di stupire noi laowai è forte nei cinesi. Quindi le colazioni si trasformavano in un'accozzaglia di cibi diversificati "perché sono buoni".
Voglio dire, a chi non piacciono le patatine fritte? Andiamo non mentite. Tutti le amano.
Quindi non vedo perché privarci di questa meravigliosa pietanza alle 7 della mattina insieme ad una merendina intrappolata in un pallone d'aria e del latte aromatizzato alla mela (così diceva la confezione).
E il caffè, chiaramente.
Nel prossimo post altri meravigliosi aneddoti su noi laowai ormai privi di buon senso.
L'elenco potrebbe essere infinito, ma prometto che cercherò di contenere la mia prolissità. Forse.
- Lazy time: pigrizia over 9k
Il più grande ossimoro della vacanza (volendola definire tale) è quella di recarsi là sapendo di essere maltrattati negli allenamenti che in confronto G.I. Jane si sta godendo un picnic, e, nonostante questo, trasformarsi nelle persone più pigre sulla faccia del globo.
E la scusante "eh ma ci alleniamo siamo stanchi" è la balla gigantesca dietro la quale ci nascondiamo quando dobbiamo giustificare la negligenza delle più comuni azioni degli esseri umani.
Come buttare il pattume.
Il pattume andrebbe banalmente preso e buttato nel bidone che si trova esattamente sulla strada che dobbiamo percorrere per andare alla scuola. Ma no. Lasciamolo straripare.
Ci alleniamo, siamo stanchi.
Vogliamo parlare poi del fornelletto elettrico generosamente offertoci da Du per provare a fare il primo caffè prima che il suo non funzionamento facesse insorgere la rivoluzione per la conquista del forno a gas?
Piazzato in stanza sul comodino nella tattica posizione tra i due letti nella speranza che la mattina sarebbe bastato accenderlo per svegliarsi con l'aroma del caffè.
Posizione tattica |
"bè non va."
"no"
"lo portiamo di là?"
"sì dopo"
Dove "dopo" è diventato un momento spazio-temporale di quasi 3 settimane.
Ci alleniamo, siamo stanchi
Fare il bucato.
Allora questa è una faccenda seria, non scherziamo.
Naturalmente l'istinto di sopravvivenza ci portava, nel 2013, a lavare le nostre cose quasi quotidianamente essendo provvisti solo ed esclusivamente di un catino dove poter lavare i nostri amati abiti.
Arrivati al momento topico (nel 2014) di essere in possesso di una lavatrice funzionante che ti scaricava l'acqua lercia dei tuoi vestiti da allenamento sui piedi, naturalmente, la pigrizia si è impadronita dei nostri corpi e il bucato veniva fatto quando strettamente necessario. E generalmente questo momento di panico capitava a tutti quanti nello stesso momento in modo tale da non sapere più dove cavolo appendere i vestiti o nei giorni umidi così la speranza di avere qualcosa di asciutto moriva sul nascere.
Per quanto riguarda le lenzuola. Oh andiamo. Sia quelle che il cuscino diventavano perfettamente puliti non appena rigirati dalla parte opposta. Et voilà! Come nuovi!
- Tuk tuk stop
Il 2014 è stato l'anno della totale indipendenza negli spostamenti. I nostri eroi avevano intrapreso questo lungo ed arduo viaggio già negli anni precedenti tentando di prendere il treno senza intermediari prima e avvalendosi di tattiche da ammaestratori di scimmie per salire su bus e taxi dopo.
Ma nel 2014 è arrivata la svolta. Un piccolo passo per l'umanità un grande passo per i nostri eroi.
Dopo un infruttuoso tentativo di girare a Luoyang conclusosi con la scorta di provviste al centro commerciale e il tentativo di ottenere un caffè, terminato con una crisi isterica da parte mia, ci siamo ritrovati sul bus che ci avrebbe riportati all'incrocio nel bel mezzo dell'inferno di caldo, polvere, clacson e regole stradali bistrattate e liberamente interpretate.
Una volta arrivati lì, il nostro saggio Du, ci aveva detto di avvertire così ci sarebbe venuto a prendere. Ma noi potevamo lasciarci sfuggire l'opportunità di mettere alla prova le nostre tecniche di ammaestramento? No. Corretto.
Così ci siamo lanciati in una contrattazione con l'omino a bordo di un tuk tuk (uno degli ultimi rimasti oserei dire).
L'omino ci ha sorriso per tutto il tempo prima di farci segno di salire a bordo.
Dunque siamo saliti speranzosi che lui avesse capito dove dovessimo effettivamente recarci e fiduciosi che, se non altro, a gesti avremmo potuto indicarglielo noi.
Così il tuk tuk la cui ultima revisione era stata fatta quando la Ford ancora produceva il suo primo modello d'auto e pulito l'ultima volta nel 15-18 è partito a tutta velocità. Ho visto vecchi con il deambulatorie superarci ed insultarci.
Tuttavia il nostro eroe è riuscito a portarci a destinazione sani e salvi deliziandoci, oltretutto, per l'intera durata del viaggio con una canzone della lirica cinese che veniva attivata grazie ad un interruttore tipo quelli delle lampade da comodino ed andava in loop continuo incoraggiato da noi che volevamo sentirlo cantare.
- Colazione
Noi italiani siamo famosi per il nostro gusto culinario e, ovviamente, anche per la nostra cucina rinomata in tutto il mondo.
Poi ci siamo noi, che andiamo nel luogo sperduto e mangiamo qualsiasi cosa. Regola fondamentale per la sopravvivenza: non chiedere MAI che cosa si stia effettivamente mangiando.
La regola numero uno è poi seguita da un paio di postulati che la completano: non guardare MAI dove viene tenuto il cibo, non domandare MAI il perché delle cose.
Ad esempio.
Uno dei lussi principali del 2014 era quello di avere la cuoca che per ogni giorno della settimana ci preparava i pasti diversificati (stiamo parlando di 3 pasti diversi al giorno e diversi da un giorno all'altro...cose che nel 2011 erano pura utopia).
Nonostante questo, la voglia di stupire noi laowai è forte nei cinesi. Quindi le colazioni si trasformavano in un'accozzaglia di cibi diversificati "perché sono buoni".
Voglio dire, a chi non piacciono le patatine fritte? Andiamo non mentite. Tutti le amano.
Quindi non vedo perché privarci di questa meravigliosa pietanza alle 7 della mattina insieme ad una merendina intrappolata in un pallone d'aria e del latte aromatizzato alla mela (così diceva la confezione).
E il caffè, chiaramente.
Nel prossimo post altri meravigliosi aneddoti su noi laowai ormai privi di buon senso.
mercoledì 9 dicembre 2015
Facciamoci conoscere.
Dal momento che io sono io nonostante questa decisione di muovermi oltreoceano, non potevo esimermi dal combinarne una delle mie.
La scorsa settimana, mentre mi preparavo per recarmi a scuola (oh sì, avete letto bene...a scuola...corso intensivo di francese, ma di questo parleremo un'altra volta) ho meticolosamente controllato le temperature (abitudine che sembra essere vitale da queste parti) dopodiché sono uscita di casa tutta baldanzosa e felice perché eravamo ben a 0 gradi e senza un fiocco di neve all'orizzonte.
Povera stolta.
Nelle mie converse imbottite che ancora ancora mi salvano dal freddo ho imboccato la strada verso la fermata del bus con il solito passo spedito da milanese imbruttita.
Niente neve. Non piove. Si sopravvive anche con le mani fuori dalle tasche. Cosa mai potrà andare storto?
Nulla. Solo che ho avuto un incontro intimo con il cosiddetto "black ice". Perché il maledetto non lo vedi. Non ricopre tutto il ciglio della strada e il marciapiede con una bella lastra opaca visibile. No, il maledetto si mimetizza, è tipo inglobato all'asfalto, non lo vedi fino a quando non ci metti un piede sopra e poi vedi quel piede davanti alla tua faccia e allora lì realizzi che sei finita su una lastra di ghiaccio e che stai cadendo come un'idiota.
Meno male che anni di allenamenti mi hanno insegnato a cadere in modo tale da salvare le apparenze e, possibilmente, ridurre al minimo qualsivoglia danno.
La mia gioia nell'essere riuscita ad ammortizzare la caduta si è vaporizzata nel momento in cui ho realizzato che, comunque, ero ancora sulla lastra di ghiaccio e che, nonostante tutta la mia buona volontà, ovunque io cercassi un punto di appoggio finivo comunque cercando di non sbattere la faccia per terra scivolando un'altra volta.
Da brava italiana D.O.C. quale sono ho snocciolato una serie d'imprecazioni degna di qualsiasi scaricatore di porto veterano del mestiere e qualche santo del calendario così da non farci mancare nulla.
Poi sono scivolata fino al bordo della lastra che, per la cronaca, era in mezzo alla strada, mi sono rialzata, ho chiamato a me qualche altro santo, e ho ripreso a camminare calcolando ogni passo come se ne andasse della mia vita. Cosa non troppo distante dalla realtà perché altrimenti mi sarebbero venuti a raccogliere ad aprile in primavera.
Voilà!
La scorsa settimana, mentre mi preparavo per recarmi a scuola (oh sì, avete letto bene...a scuola...corso intensivo di francese, ma di questo parleremo un'altra volta) ho meticolosamente controllato le temperature (abitudine che sembra essere vitale da queste parti) dopodiché sono uscita di casa tutta baldanzosa e felice perché eravamo ben a 0 gradi e senza un fiocco di neve all'orizzonte.
Povera stolta.
Nelle mie converse imbottite che ancora ancora mi salvano dal freddo ho imboccato la strada verso la fermata del bus con il solito passo spedito da milanese imbruttita.
Niente neve. Non piove. Si sopravvive anche con le mani fuori dalle tasche. Cosa mai potrà andare storto?
Nulla. Solo che ho avuto un incontro intimo con il cosiddetto "black ice". Perché il maledetto non lo vedi. Non ricopre tutto il ciglio della strada e il marciapiede con una bella lastra opaca visibile. No, il maledetto si mimetizza, è tipo inglobato all'asfalto, non lo vedi fino a quando non ci metti un piede sopra e poi vedi quel piede davanti alla tua faccia e allora lì realizzi che sei finita su una lastra di ghiaccio e che stai cadendo come un'idiota.
Meno male che anni di allenamenti mi hanno insegnato a cadere in modo tale da salvare le apparenze e, possibilmente, ridurre al minimo qualsivoglia danno.
La mia gioia nell'essere riuscita ad ammortizzare la caduta si è vaporizzata nel momento in cui ho realizzato che, comunque, ero ancora sulla lastra di ghiaccio e che, nonostante tutta la mia buona volontà, ovunque io cercassi un punto di appoggio finivo comunque cercando di non sbattere la faccia per terra scivolando un'altra volta.
Da brava italiana D.O.C. quale sono ho snocciolato una serie d'imprecazioni degna di qualsiasi scaricatore di porto veterano del mestiere e qualche santo del calendario così da non farci mancare nulla.
Poi sono scivolata fino al bordo della lastra che, per la cronaca, era in mezzo alla strada, mi sono rialzata, ho chiamato a me qualche altro santo, e ho ripreso a camminare calcolando ogni passo come se ne andasse della mia vita. Cosa non troppo distante dalla realtà perché altrimenti mi sarebbero venuti a raccogliere ad aprile in primavera.
Voilà!
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Vita
giovedì 26 novembre 2015
A new beginning.
So di essere stata negligente fino al midollo per qualcosa come...direi un anno bello e buono.
Ma tornerò (e no, non è sotto forma di minaccia. Forse).
Tuttavia posso provare a salvare le apparenze dicendo che la mia scusante è più che valida.
Tolto il lavoro che mi stava portando via davvero tantissimo tempo, la vera scusante è che ho deciso di fare un nuovo passo e prendere una nuova decisione.
E questa decisione è quella di abbandonare l'Italia (argomento spinoso lo so, lo so, infatti non ne discuterò affatto).
La meta è il Canada e, per essere precisi, in questo momento vi scrivo da Quebec City.
La mia nuova avventura è iniziata il 18 novembre e adesso vedremo come andrà a finire.
Vi aggiornerò e pubblicherò anche i post sulla Cina (questa volta sul serio), per il momento volevo solo rendervi partecipi di questo.
Ma tornerò (e no, non è sotto forma di minaccia. Forse).
Tuttavia posso provare a salvare le apparenze dicendo che la mia scusante è più che valida.
Tolto il lavoro che mi stava portando via davvero tantissimo tempo, la vera scusante è che ho deciso di fare un nuovo passo e prendere una nuova decisione.
E questa decisione è quella di abbandonare l'Italia (argomento spinoso lo so, lo so, infatti non ne discuterò affatto).
La meta è il Canada e, per essere precisi, in questo momento vi scrivo da Quebec City.
La mia nuova avventura è iniziata il 18 novembre e adesso vedremo come andrà a finire.
Vi aggiornerò e pubblicherò anche i post sulla Cina (questa volta sul serio), per il momento volevo solo rendervi partecipi di questo.
lunedì 22 dicembre 2014
giovedì 4 dicembre 2014
We together go.
Ho già scritto tanto sui miei viaggi in Cina e a volte penso che diventi difficile riuscire a scrivere ancora qualcosa di nuovo, o di diverso.
Ma, a quanto pare, anche quest'anno (in ritardo mostruoso) riuscirò a trovare il modo di descrivere la meravigliosa esperienza che ha segnato il mio 2014.
Come prima cosa, però, vorrei togliermi un peso.
Chi di voi segue i miei deliri sul blog da tempo si ricorderà che lo scorso anno avevo avuto qualche problematica iniziale durante il viaggio dovuta ad incomprensioni e prese in giro a livello di organizzazione e tutto quanto. Bene, sappiate che quest'anno le cose sono velocemente degenerate.
Purtroppo quando ci sono di mezzo i soldi le persone non si fanno tanti scrupoli nel tentare di rovinare quello che qualcun altro ha costruito durante l'anno.
Quando abbiamo scoperto che il nostro Shifu non era più alla scuola di Jackie, senza nemmeno porci il dubbio sulle motivazioni (anche perché primo non ci interessava e, secondo, potevano essere intuibili conoscendo Jackie) abbiamo deciso di seguire lui.
Questo ha scatenato il putiferio del secolo.
Prima hanno tentato di dissuaderci dicendoci che Du era stato scacciato, anzi no, bandito da Dengfeng tutta per aver rubato e per comportamenti scorretti. Poi siamo passati alla scena madre dove venivamo accusati di tradimento con tanto di tentativi d'insinuare sensi di colpa detti da chi predica bene e razzola male. Poi siamo passati ai subdoli tentativi di seminare zizzania nel gruppo con pesanti (e credetemi quando affermo che fossero realmente pesanti) accuse nei confronti più o meno di tutti (e per quanto mi riguarda mi si è gelato il sangue nelle vene). Ed infine, l'ultima spiaggia, era quella di convincerci che saremmo finiti nel posto più disastrato e ricoperto di malattie del mondo.
E sapete com'è andato a finire il tutto? Noi siamo comunque andati là e visto che i tentativi di dissuaderci non sono andati a buon fine è ricominciata la fase di coccolamento dei pupilli.
Dunque grazie per il periodo in cui le cose andavano bene e ci si allenava con un criterio, ma adesso tanti cari saluti.
E in mezzo a questo, se qualcuno incuriosito capitasse su queste pagine, vorrei sottolineare come la scuola di Jackie non sia in nessun modo legata a quella del Maestro Shi De Yang. Ci tengo a sottolinearlo visto che, a quanto pare, nessuno si sta prendendo la briga di dire le cose come stanno.
Ma sapete una cosa? Prima questa era una situazione pesante, adesso, onestamente, non me ne importa più nulla.
Ognuno sceglie la propria strada e va bene così.
Considerando che, comunque, non è che io possa esattamente mettermi a sputare completamente nel piatto dal quale ho mangiato, non rinnego le mie esperienze precedenti. Sicuramente, però, quella di quest'anno è stata sotto ogni punto di vista la migliore.
Lasciate che vi spieghi il perchè.
Il lungo viaggio è iniziato con un bell'after. Nel senso che, rientrata da lavoro, ho fatto la valigia (perché sapete...le sere prima ero impegnata a finire un altro lavoro...non ho scrollato l'albero per questo viaggio), e dal momento che la navetta per Malpensa sarebbe partita alle 4.05 della mattina era fondamentalmente inutile andare a dormire.
Dunque dicevo, after, navetta, Malpensa. Colazione e poi, finalmente, imbarco. Scalo a Mosca e aereo per Pechino.
Una volta arrivati, all'alba delle 5 del mattino, abbiamo affrontato la prima sfida della vacanza: trovare un taxi per arrivare alla stazione. La sfida si divideva in due parti: 1 trovare un taxi che ci portasse tutti e 3 senza far storie sui bagagli eccetera, 2 dopo averlo trovato evitare che ci chiedesse un rene per arrivare alla stazione.
Al secondo tentativo ci siamo riusciti.
Il simpatico autista, palesemente abusivo, ci ha portati sì fino alla stazione...ma ci ha smollati nel parcheggio sotterraneo indicandoci una fantastica via di accesso all'edificio popolata di senzatetto dormienti, razze aliene di microbi e dotata di un paio di luci come nei migliori fil horror.
Sopravvissuti alla traversata infernale ci siamo ritrovati nel bel mezzo della stazione in barba ad ogni controllo di sicurezza dell'entrata.
Comunque poco importava, dovevamo in ogni caso farci strada fino alla biglietteria e al famigerato sportello numero 16.
Ovviamente, sebbene fossero solo quasi le 7 della mattina, la folla di persone presenti in stazione faceva impallidire qualsiasi orario di punta milanese.
Ma i nostri eroi sono riusciti ad ottenere i 3 preziosissimi biglietti per Luoyang.
Una volta arrivati a destinazione è iniziato davvero il tutto.
Appena fuori dai tornelli d'uscita c'era ad aspettarci il nostro Shifu (che per accoglierci nel migliore dei modi ci ha urlato "fast fast!").
Bè...che cosa dovrei dire? Per me è stato un bel mix di emozioni rivederlo.
Ma, soprattutto, è stato emozionante rivedere come fosse tornato ad essere il solito Du. Quello che ad allenamento ti sprona e massacra, ma al di fuori è più cretino di tutti noi messi insieme.
Quello che era davvero mancato lo scorso anno.
Non vi starò a raccontare giorno per giorno il lungo mese di agosto, non preoccupatevi.
La location quest'anno era nel piccolo paesino di Koudian nella provincia di Luoyang.
Definirlo un luogo sperduto sarebbe eufemistico, ma alla fin fine c'era tutto quello che poteva interessarci od esserci utile per la vita di ogni giorno.
Fondamentalmente noi eravamo a x minuti a piedi (mai testati realmente) da un simil centro abitato (hey c'era anche il mercato non sottovalutiamolo!), ma la realtà dei fatti era che tutto il nostro mondo lì iniziava e finiva con 2 strade che s'incrociavano.
Nella prima foresta di palazzi c'era la "kungfu family" o, più semplicemente "family" che era, poi, l'appartamento dove vivevamo noi laowai insieme ai Jiaolian della Scuola e Du quando si fermava a dormire lì (sebbene abitasse ad un tiro di sputo e cioè nella foresta di palazzi dall'altra parte della strada).
La family non era certo un resort a 5 stelle, anzi. Essendo un appartamento affittato appositamente temporaneamente, al suo interno c'erano giusto le cose basilari per la sopravvivenza. E credo che possiamo concordare tutti quanti su come avere un pavimento degno di questo nome non fosse poi così fondamentale/necessario. Quindi colata di cemento e via.
Le stanze erano 3: quella dei Jiaolian, quella dove sono stati i ragazzi ed infine quella dove eravamo io e Bozz (ah! che privilegiate!).
Per il resto avevamo un meraviglioso bagno con boiler (con l'ormai celeberrima combo presa della corrente + getto d'acqua + cartello che dice di fare attenzione agli spruzzi d'acqua sulla presa elettrica) e lavatrice (la solita con caricamento a canna esterno, 15 minuti di centrifuga, asciugatrice che doveva essere perfettamente in bolla per funzionare e scarico dell'acqua manuale. Pochi euri da Piccol!)
ma alla fin fine...è sempre stato un bagno utile ai suoi scopi (specialmente quando la tavoletta del gabinetto è stata sostituita con una nuova "super power, no like the old" evvabbè).
Infine abbiamo l'ingresso con cucina a vista, tavolo da pranzo e zona relax.
Dunque un vero e proprio appartamento dove sentirci liberi come essere a casa nostra. Compreso il possederne le chiavi (e quindi essere sicuri di non restare chiusi fuori dopo una certa ora), e poter usufruire delle "tecnologie" messe a disposizione.
Persino la cucina, pensate un po'...quel miraggio che gli scorsi anni era chiuso a chiave con tanto di lucchetto.
Per quanto riguarda il resto posso dirvi che se anche i letti non fossero dotati di materassi (il ritorno alle origini con la generosa asse di legno in combo con la micro trapunta) alla fin fine erano comodi e la mia schiena ha stranamente ringraziato, avevamo il condizionatore, un power wi fi, la cuoca che cucinava per noi 3 volte al giorno e un menù differenziato per ogni giorno della settimana (quindi stop alle pietanze ripetitive). Ogni lunedì c'erano le stesse cose, ma erano diverse dagli altri giorni della settimana.
Unica pecca? I ravioli di carne fatti nei giorni quando avremmo poi avuto nella lezione serale o Sanda o qualcosa di egualmente massacrante.
Bene, ma ora passiamo oltre.
Tanto prima o poi vi descriverò per bene gli allenamenti e tutto quanto (e gli episodi degni di nota, naturalmente).
Passiamo a provare a raccontare perchè quest'anno le cose siano andate ancora meglio.
Il motivo principale l'ho già menzionato. Ed il fatto di riavere avuto indietro Du nella sua forma migliore.
Sembrerà anche una banale affermazione, ma credetemi quando vi dico che è, invece, la parte più importante e la chiave di tutto.
Du è riuscito a costruirsi finalmente qualcosa di suo. Una scuola ben avviata gremita di ragazzini, portando con sè come Jiaolian i suoi stessi allievi, si è guadagnato il rispetto come persona all'interno della comunità e come Maestro di Kung Fu tra i suoi allievi che alla fine degli allenamenti si accalcavano a salutarlo.
E nel mentre ha mantenuto una semplicità disarmante.
La Family non lo era solo ed esclusivamente perchè una scritta sul muro la definiva tale. Lo era perchè le persone che stavano dentro quell'appartamento contribuivano a renderla reale.
Du per primo.
Durante il mese di agosto è stato il nostro Shifu, è stato il nostro supporto e appoggio, ma, prima di tutto questo, è stato nostro amico. Era attento alle esigenze di tutti e non si è mai lamentato nel doverci scarrozzare a destra e a manca prima che imparassimo a fare qualcosa per conto nostro, ci invitava fuori a cena pagando di tasca sua e quando lo facevamo noi non ha mai permesso che pagassimo anche per i Jiaolian e quindi metteva la sua parte. Non ci ha mai chiesto nulla di più di quello che ci aveva premesso all'inizio.
Fondamentalmente potevamo contare su un rapporto di totale fiducia a differenza degli scorsi anni nei confronti di Jackie.
Durante tutto il mese è stato uno di noi che nella lezione serale di "crazy jibengong jump" a un certo punto si metteva in fila insieme a noi per provare (e ovviamente, nonostante la buzza da mancato allenamento e birra, faceva cose fuori dalla logica della forza di gravità).
Sì è vero, era il nostro Shifu, ma per la maggior parte del tempo è stato il nostro Kung Fu brother. Ed è qua la differenza.
Quest'anno abbiamo fatto una sorta di level up. Siamo passati da semplici laowai che vanno lì pagando e facendo bene o male le cose che vogliono fare ad essere allievi che imparano quello che a loro serve per migliorare.
Non importa non aver imparato una nuova e strabiliante forma. Importa essere tornati con un bagaglio molto più importante a livello tecnico dove le cose venivano decise per far sì che potessimo colmare le nostre lacune e migliorare con una certa velocità vista la mancanza effettiva di tempo per poterlo fare in modo estremamente graduale.
Durante le lezioni settimanali di "kung fu ask" Du ci spronava a domandare dando libero sfogo alla nostra curiosità. Ed è in questo modo, superata la fase delle domande prettamente tecniche sui nomi delle posizioni eccetera, che abbiamo imparato. Abbiamo imparato moltissime cose sul passato di Du, su come si è allenato, sui metodi che usavano con lui, sulla sua preparazione alla competizione e poi ancora su come si dovrebbe insegnare.
Ed insegnare non è mai una faccenda semplice.
Non è solo una questione di capacità fisica nel saper fare le cose, è anche una questione di personalità, carisma e buon senso.
Con questo spirito il nostro allenamento non era più un semplice sottostare a degli ordini, ma diventava un percorso di crescita. Ma una crescita che affrontavamo tutti insieme. Noi come compagni di Pratica e Du come Shifu.
E poi la differenza, come già accennato, la facevano anche le persone dentro la Family.
Hugo, già incontrato lo scorso anno, che ormai vive lì quasi come un autoctono e che non si è fatto scrupoli nel farci sentire immediatamente integrati e con il quale abbiamo condiviso meravigliosi momenti di follia e di fatica durante gli allenamenti. Lui che ci raccontava con estrema umiltà il suo anno e mezzo in Cina, di cosa facesse per tirare avanti e qualche accenno a quello che si è lasciato alle spalle.
Hugo che viveva a New York lavorando nell'advertising e conducendo, dunque, non esattamente una vita di stenti e sofferenze, ha deciso di lasciare tutto e trasferirsi lì, in un luogo sperduto, in un qualcosa di completamente diverso da quello al quale era abituato. E forse è proprio questo che lo ha spinto ad un cambiamento tanto radicale.
Una sera si stava, per l'appunto, parlando di come fosse vivere in Cina dovendo abituarsi a ritmi di vita, cultura, abitudini completamente differenti e quando Hugo ha un po' accennato alla sua storia non è stato possibile trattenersi dal chiedergli "perché?" che è un po' quella fastidiosa domanda che non vorresti fare o sentirti chiedere, ma che, molto spesso, è quasi inevitabile. La differenza, però, era che Hugo aveva la sua risposta.
Era stufo delle persone con le quali aveva a che fare ed era altrettanto stufo dei non valori che lo circondavano. Amava il suo lavoro, ma non a quelle condizioni. Ma, cosa più importante, lui ha intrapreso questo viaggio perché "molto spesso i problemi che abbiamo non sono del mondo esterno, ma siamo noi il problema e quindi puoi essere tranquillo solo quando hai risolto le questioni con te stesso. Ma anche dove ti trovi aiuta". Ecco perchè.
Dentro la casa, poi, c'erano anche i Jiaolian con i quali si cercava di comunicare in qualche modo sebbene d'inglese sapessero giusto qualche termine e nulla di più. Ma sia noi che loro ci abbiamo sempre provato.
Anche se a volte la gentilezza dei gesti vale molto di più di lunghi discorsi fatti. Quindi se non era possibile parlare era pur sempre possibile agire.
Ed infine c'eravamo noi.
Noi laowai, amici in patria con incontri più o meno frequenti.
Come ogni anno abbiamo imparato a conoscerci stando insieme per un mese intero.
Nulla come i viaggi rendono possibile questa conoscenza.
E tra piacevoli scoperte, alcune sorprese, qualche tensione (ma del resto come si potrebbe non averne in un intero mese?) siamo stati anche noi un gruppo, una Family, per un mese.
Ed è questo che ogni anno mi spinge a tornare.
La certezza di sentirmi integrata in un gruppo, la certezza che lì avrò del tempo per me.
Sì è vero, le giornate sono scandite da tempi ben definiti e la maggior parte del tempo viene suddivisa tra allenamenti, dormire (o collassare, a scelta), mangiare, fare la coda per il bagno e qualche attività di degna sussistenza umana (lavarsi, fare la lavatrice, mangiare ancora). Ma è anche vero che, nonostante questo, mai come quando sono lì ho la possibilità di avere tempo per me. Per me e nient'altro o nessun altro.
Quel mese lontano da ogni forma di distrazione tecnologica (sebbene utilizzassi con regolarità gli strumenti di comunicazione per sapere come andassero le cose dall'altra parte del mondo), lontano da attività ludiche, lontano dal caos, dalle preoccupazioni, dalla normale routine di un mondo basato su principi che condivido solo in piccola parte, sapevo che sarebbe stato mio e basta.
E a volte bastano solo 5 minuti ogni giorno per poter veramente riflettere, basta una chiacchierata davanti ad un caffè, un minuto di pausa, la routine del diario di viaggio. Ma quei momenti sono miei e incontaminati. Ed è lì che tutto si ferma ed improvvisamente assume un senso.
Un senso che una volta tornata è difficile rivedere con la stessa chiarezza ma che resta lì. A volte basterebbe solo avere un po' di coraggio in più e forse le cose avrebbero davvero una soluzione.
Poi ognuno ha la sua epifania a modo suo.
Ma che importa? La bellezza di poter avere una visione chiara e ovvia anche se solo per poco tempo è talmente folgorante che qualunque essa sia sarà sempre e comunque importante.
E magari a volte esagero, lo so, magari non è così per tutti, magari è una mera illusione di un viaggio che nel corso degli anni ho inconsciamente deciso di idealizzare.
Ma che importa?
C'è una cosa che ho imparato quest'estate, ed è uno di quegli insegnamenti che ti lasciano basito per qualche minuto.
Ho imparato, per davvero, che i limiti della mente sono talmente illusori da crearci un mondo completamente diverso ai nostri occhi rispetto alla realtà, ma, soprattutto, che con la giusta guida la patina piano piano può scomparire.
Anzi no, scusatemi, devo correggermi, non è con una guida, ma con i giusti compagni.
Tra tutti i modi che possono esserci per poter andare avanti e migliorare troviamo quello del lecchinaggio (supponendo che veramente possa essere utile), quello dell'umiliazione continua (fatto di rimproveri, forse anche ingiustificati) ed infine quello che realmente ci aiuta: crescere insieme.
Questo è stato l'anno dove tutto è stato così perfetto che per la prima volta dopo il mio primo viaggio in Cina ho pianto e non mi vergogno minimamente ad ammetterlo.
Nel 2011 era stato l'accumularsi di emozioni dovute al fatto che fossi arrivata al termine di un viaggio sognato e ambito così a lungo, unito al fatto che l'impatto emozionale di una cultura così diversa e allo stesso tempo così vicina non può, in ogni caso, lasciarti indifferente.
Nel 2012 e nel 2013 non era stato facile andarsene, ma era stato possibile contenere le emozioni.
Quest'anno no. Eppure, dico io, al quarto anno uno dovrebbe essersi abituato alla sensazione di abbandono no? No.
No perchè sapevo di star lasciando lì un pezzo di me che chissà se mai riavrò indietro, sapevo di star lasciando la Family.
Ed è per questo che la strada dalla Scuola all'appartamento era particolarmente difficile da percorrere e non solo per la vista annebbiata.
Ma almeno ricordare questo mese mi ricorda che c'è sempre una via e che se non dovessero cambiare le cose forse potrei cambiare io e magari, per una volta, i tasselli troverebbero il loro posto e tutto avrebbe un senso.
Anche se è dall'altra parte del mondo c'è qualcuno disposto a porgere la mano a degli sperduti laowai e costruire un percorso insieme.
"We together go".
P.S. Scusate, quasi dimenticavo. Quest'anno il mio viaggio resterà sempre con me in questo modo.
Ma, a quanto pare, anche quest'anno (in ritardo mostruoso) riuscirò a trovare il modo di descrivere la meravigliosa esperienza che ha segnato il mio 2014.
Come prima cosa, però, vorrei togliermi un peso.
Chi di voi segue i miei deliri sul blog da tempo si ricorderà che lo scorso anno avevo avuto qualche problematica iniziale durante il viaggio dovuta ad incomprensioni e prese in giro a livello di organizzazione e tutto quanto. Bene, sappiate che quest'anno le cose sono velocemente degenerate.
Purtroppo quando ci sono di mezzo i soldi le persone non si fanno tanti scrupoli nel tentare di rovinare quello che qualcun altro ha costruito durante l'anno.
Quando abbiamo scoperto che il nostro Shifu non era più alla scuola di Jackie, senza nemmeno porci il dubbio sulle motivazioni (anche perché primo non ci interessava e, secondo, potevano essere intuibili conoscendo Jackie) abbiamo deciso di seguire lui.
Questo ha scatenato il putiferio del secolo.
Prima hanno tentato di dissuaderci dicendoci che Du era stato scacciato, anzi no, bandito da Dengfeng tutta per aver rubato e per comportamenti scorretti. Poi siamo passati alla scena madre dove venivamo accusati di tradimento con tanto di tentativi d'insinuare sensi di colpa detti da chi predica bene e razzola male. Poi siamo passati ai subdoli tentativi di seminare zizzania nel gruppo con pesanti (e credetemi quando affermo che fossero realmente pesanti) accuse nei confronti più o meno di tutti (e per quanto mi riguarda mi si è gelato il sangue nelle vene). Ed infine, l'ultima spiaggia, era quella di convincerci che saremmo finiti nel posto più disastrato e ricoperto di malattie del mondo.
E sapete com'è andato a finire il tutto? Noi siamo comunque andati là e visto che i tentativi di dissuaderci non sono andati a buon fine è ricominciata la fase di coccolamento dei pupilli.
Dunque grazie per il periodo in cui le cose andavano bene e ci si allenava con un criterio, ma adesso tanti cari saluti.
E in mezzo a questo, se qualcuno incuriosito capitasse su queste pagine, vorrei sottolineare come la scuola di Jackie non sia in nessun modo legata a quella del Maestro Shi De Yang. Ci tengo a sottolinearlo visto che, a quanto pare, nessuno si sta prendendo la briga di dire le cose come stanno.
Ma sapete una cosa? Prima questa era una situazione pesante, adesso, onestamente, non me ne importa più nulla.
Ognuno sceglie la propria strada e va bene così.
Considerando che, comunque, non è che io possa esattamente mettermi a sputare completamente nel piatto dal quale ho mangiato, non rinnego le mie esperienze precedenti. Sicuramente, però, quella di quest'anno è stata sotto ogni punto di vista la migliore.
Lasciate che vi spieghi il perchè.
Il lungo viaggio è iniziato con un bell'after. Nel senso che, rientrata da lavoro, ho fatto la valigia (perché sapete...le sere prima ero impegnata a finire un altro lavoro...non ho scrollato l'albero per questo viaggio), e dal momento che la navetta per Malpensa sarebbe partita alle 4.05 della mattina era fondamentalmente inutile andare a dormire.
Dunque dicevo, after, navetta, Malpensa. Colazione e poi, finalmente, imbarco. Scalo a Mosca e aereo per Pechino.
Una volta arrivati, all'alba delle 5 del mattino, abbiamo affrontato la prima sfida della vacanza: trovare un taxi per arrivare alla stazione. La sfida si divideva in due parti: 1 trovare un taxi che ci portasse tutti e 3 senza far storie sui bagagli eccetera, 2 dopo averlo trovato evitare che ci chiedesse un rene per arrivare alla stazione.
Al secondo tentativo ci siamo riusciti.
Il simpatico autista, palesemente abusivo, ci ha portati sì fino alla stazione...ma ci ha smollati nel parcheggio sotterraneo indicandoci una fantastica via di accesso all'edificio popolata di senzatetto dormienti, razze aliene di microbi e dotata di un paio di luci come nei migliori fil horror.
Il tunnel degli orrori |
Sopravvissuti alla traversata infernale ci siamo ritrovati nel bel mezzo della stazione in barba ad ogni controllo di sicurezza dell'entrata.
Comunque poco importava, dovevamo in ogni caso farci strada fino alla biglietteria e al famigerato sportello numero 16.
Ovviamente, sebbene fossero solo quasi le 7 della mattina, la folla di persone presenti in stazione faceva impallidire qualsiasi orario di punta milanese.
La felicità nell'essere circondata da un numero infinito di persone |
Ma i nostri eroi sono riusciti ad ottenere i 3 preziosissimi biglietti per Luoyang.
Una volta arrivati a destinazione è iniziato davvero il tutto.
Appena fuori dai tornelli d'uscita c'era ad aspettarci il nostro Shifu (che per accoglierci nel migliore dei modi ci ha urlato "fast fast!").
Bè...che cosa dovrei dire? Per me è stato un bel mix di emozioni rivederlo.
Ma, soprattutto, è stato emozionante rivedere come fosse tornato ad essere il solito Du. Quello che ad allenamento ti sprona e massacra, ma al di fuori è più cretino di tutti noi messi insieme.
Quello che era davvero mancato lo scorso anno.
Non vi starò a raccontare giorno per giorno il lungo mese di agosto, non preoccupatevi.
La location quest'anno era nel piccolo paesino di Koudian nella provincia di Luoyang.
Definirlo un luogo sperduto sarebbe eufemistico, ma alla fin fine c'era tutto quello che poteva interessarci od esserci utile per la vita di ogni giorno.
Fondamentalmente noi eravamo a x minuti a piedi (mai testati realmente) da un simil centro abitato (hey c'era anche il mercato non sottovalutiamolo!), ma la realtà dei fatti era che tutto il nostro mondo lì iniziava e finiva con 2 strade che s'incrociavano.
Nella prima foresta di palazzi c'era la "kungfu family" o, più semplicemente "family" che era, poi, l'appartamento dove vivevamo noi laowai insieme ai Jiaolian della Scuola e Du quando si fermava a dormire lì (sebbene abitasse ad un tiro di sputo e cioè nella foresta di palazzi dall'altra parte della strada).
La family non era certo un resort a 5 stelle, anzi. Essendo un appartamento affittato appositamente temporaneamente, al suo interno c'erano giusto le cose basilari per la sopravvivenza. E credo che possiamo concordare tutti quanti su come avere un pavimento degno di questo nome non fosse poi così fondamentale/necessario. Quindi colata di cemento e via.
Le stanze erano 3: quella dei Jiaolian, quella dove sono stati i ragazzi ed infine quella dove eravamo io e Bozz (ah! che privilegiate!).
Entrata per il super complesso di palazzi |
Palazzi...palazzi ovunque. |
Stanza delle privilegiate, notare il pavimento. |
La vista dalla stanza (pregasi notare il tubo di scarico del condizionatore che sgocciolava allegramente sui cavi) |
La stanza dei ragazzi |
Terrazzino dove stendevamo il bucato |
ma alla fin fine...è sempre stato un bagno utile ai suoi scopi (specialmente quando la tavoletta del gabinetto è stata sostituita con una nuova "super power, no like the old" evvabbè).
Infine abbiamo l'ingresso con cucina a vista, tavolo da pranzo e zona relax.
Ecco la Kung Fu Family |
Dunque un vero e proprio appartamento dove sentirci liberi come essere a casa nostra. Compreso il possederne le chiavi (e quindi essere sicuri di non restare chiusi fuori dopo una certa ora), e poter usufruire delle "tecnologie" messe a disposizione.
Persino la cucina, pensate un po'...quel miraggio che gli scorsi anni era chiuso a chiave con tanto di lucchetto.
La conquista del fornello sacro per la preparazione del caffè. Lode al caffè. |
Unica pecca? I ravioli di carne fatti nei giorni quando avremmo poi avuto nella lezione serale o Sanda o qualcosa di egualmente massacrante.
La sorpresa delle patatine fritte nella COLAZIONE del lunedì |
Tanto prima o poi vi descriverò per bene gli allenamenti e tutto quanto (e gli episodi degni di nota, naturalmente).
Passiamo a provare a raccontare perchè quest'anno le cose siano andate ancora meglio.
Il motivo principale l'ho già menzionato. Ed il fatto di riavere avuto indietro Du nella sua forma migliore.
Sembrerà anche una banale affermazione, ma credetemi quando vi dico che è, invece, la parte più importante e la chiave di tutto.
Du è riuscito a costruirsi finalmente qualcosa di suo. Una scuola ben avviata gremita di ragazzini, portando con sè come Jiaolian i suoi stessi allievi, si è guadagnato il rispetto come persona all'interno della comunità e come Maestro di Kung Fu tra i suoi allievi che alla fine degli allenamenti si accalcavano a salutarlo.
E nel mentre ha mantenuto una semplicità disarmante.
La Family non lo era solo ed esclusivamente perchè una scritta sul muro la definiva tale. Lo era perchè le persone che stavano dentro quell'appartamento contribuivano a renderla reale.
Du per primo.
Durante il mese di agosto è stato il nostro Shifu, è stato il nostro supporto e appoggio, ma, prima di tutto questo, è stato nostro amico. Era attento alle esigenze di tutti e non si è mai lamentato nel doverci scarrozzare a destra e a manca prima che imparassimo a fare qualcosa per conto nostro, ci invitava fuori a cena pagando di tasca sua e quando lo facevamo noi non ha mai permesso che pagassimo anche per i Jiaolian e quindi metteva la sua parte. Non ci ha mai chiesto nulla di più di quello che ci aveva premesso all'inizio.
Fondamentalmente potevamo contare su un rapporto di totale fiducia a differenza degli scorsi anni nei confronti di Jackie.
Durante tutto il mese è stato uno di noi che nella lezione serale di "crazy jibengong jump" a un certo punto si metteva in fila insieme a noi per provare (e ovviamente, nonostante la buzza da mancato allenamento e birra, faceva cose fuori dalla logica della forza di gravità).
Sì è vero, era il nostro Shifu, ma per la maggior parte del tempo è stato il nostro Kung Fu brother. Ed è qua la differenza.
Quest'anno abbiamo fatto una sorta di level up. Siamo passati da semplici laowai che vanno lì pagando e facendo bene o male le cose che vogliono fare ad essere allievi che imparano quello che a loro serve per migliorare.
Non importa non aver imparato una nuova e strabiliante forma. Importa essere tornati con un bagaglio molto più importante a livello tecnico dove le cose venivano decise per far sì che potessimo colmare le nostre lacune e migliorare con una certa velocità vista la mancanza effettiva di tempo per poterlo fare in modo estremamente graduale.
Durante le lezioni settimanali di "kung fu ask" Du ci spronava a domandare dando libero sfogo alla nostra curiosità. Ed è in questo modo, superata la fase delle domande prettamente tecniche sui nomi delle posizioni eccetera, che abbiamo imparato. Abbiamo imparato moltissime cose sul passato di Du, su come si è allenato, sui metodi che usavano con lui, sulla sua preparazione alla competizione e poi ancora su come si dovrebbe insegnare.
Ed insegnare non è mai una faccenda semplice.
Non è solo una questione di capacità fisica nel saper fare le cose, è anche una questione di personalità, carisma e buon senso.
Con questo spirito il nostro allenamento non era più un semplice sottostare a degli ordini, ma diventava un percorso di crescita. Ma una crescita che affrontavamo tutti insieme. Noi come compagni di Pratica e Du come Shifu.
E poi la differenza, come già accennato, la facevano anche le persone dentro la Family.
Hugo, già incontrato lo scorso anno, che ormai vive lì quasi come un autoctono e che non si è fatto scrupoli nel farci sentire immediatamente integrati e con il quale abbiamo condiviso meravigliosi momenti di follia e di fatica durante gli allenamenti. Lui che ci raccontava con estrema umiltà il suo anno e mezzo in Cina, di cosa facesse per tirare avanti e qualche accenno a quello che si è lasciato alle spalle.
Hugo che viveva a New York lavorando nell'advertising e conducendo, dunque, non esattamente una vita di stenti e sofferenze, ha deciso di lasciare tutto e trasferirsi lì, in un luogo sperduto, in un qualcosa di completamente diverso da quello al quale era abituato. E forse è proprio questo che lo ha spinto ad un cambiamento tanto radicale.
Una sera si stava, per l'appunto, parlando di come fosse vivere in Cina dovendo abituarsi a ritmi di vita, cultura, abitudini completamente differenti e quando Hugo ha un po' accennato alla sua storia non è stato possibile trattenersi dal chiedergli "perché?" che è un po' quella fastidiosa domanda che non vorresti fare o sentirti chiedere, ma che, molto spesso, è quasi inevitabile. La differenza, però, era che Hugo aveva la sua risposta.
Era stufo delle persone con le quali aveva a che fare ed era altrettanto stufo dei non valori che lo circondavano. Amava il suo lavoro, ma non a quelle condizioni. Ma, cosa più importante, lui ha intrapreso questo viaggio perché "molto spesso i problemi che abbiamo non sono del mondo esterno, ma siamo noi il problema e quindi puoi essere tranquillo solo quando hai risolto le questioni con te stesso. Ma anche dove ti trovi aiuta". Ecco perchè.
Dentro la casa, poi, c'erano anche i Jiaolian con i quali si cercava di comunicare in qualche modo sebbene d'inglese sapessero giusto qualche termine e nulla di più. Ma sia noi che loro ci abbiamo sempre provato.
Anche se a volte la gentilezza dei gesti vale molto di più di lunghi discorsi fatti. Quindi se non era possibile parlare era pur sempre possibile agire.
Ed infine c'eravamo noi.
Noi laowai, amici in patria con incontri più o meno frequenti.
Come ogni anno abbiamo imparato a conoscerci stando insieme per un mese intero.
Nulla come i viaggi rendono possibile questa conoscenza.
E tra piacevoli scoperte, alcune sorprese, qualche tensione (ma del resto come si potrebbe non averne in un intero mese?) siamo stati anche noi un gruppo, una Family, per un mese.
La Family in una goliardica serata |
La certezza di sentirmi integrata in un gruppo, la certezza che lì avrò del tempo per me.
Sì è vero, le giornate sono scandite da tempi ben definiti e la maggior parte del tempo viene suddivisa tra allenamenti, dormire (o collassare, a scelta), mangiare, fare la coda per il bagno e qualche attività di degna sussistenza umana (lavarsi, fare la lavatrice, mangiare ancora). Ma è anche vero che, nonostante questo, mai come quando sono lì ho la possibilità di avere tempo per me. Per me e nient'altro o nessun altro.
Quel mese lontano da ogni forma di distrazione tecnologica (sebbene utilizzassi con regolarità gli strumenti di comunicazione per sapere come andassero le cose dall'altra parte del mondo), lontano da attività ludiche, lontano dal caos, dalle preoccupazioni, dalla normale routine di un mondo basato su principi che condivido solo in piccola parte, sapevo che sarebbe stato mio e basta.
E a volte bastano solo 5 minuti ogni giorno per poter veramente riflettere, basta una chiacchierata davanti ad un caffè, un minuto di pausa, la routine del diario di viaggio. Ma quei momenti sono miei e incontaminati. Ed è lì che tutto si ferma ed improvvisamente assume un senso.
Un senso che una volta tornata è difficile rivedere con la stessa chiarezza ma che resta lì. A volte basterebbe solo avere un po' di coraggio in più e forse le cose avrebbero davvero una soluzione.
Tutto il mondo in una sola strada |
Poi ognuno ha la sua epifania a modo suo.
Ma che importa? La bellezza di poter avere una visione chiara e ovvia anche se solo per poco tempo è talmente folgorante che qualunque essa sia sarà sempre e comunque importante.
E magari a volte esagero, lo so, magari non è così per tutti, magari è una mera illusione di un viaggio che nel corso degli anni ho inconsciamente deciso di idealizzare.
Ma che importa?
C'è una cosa che ho imparato quest'estate, ed è uno di quegli insegnamenti che ti lasciano basito per qualche minuto.
Ho imparato, per davvero, che i limiti della mente sono talmente illusori da crearci un mondo completamente diverso ai nostri occhi rispetto alla realtà, ma, soprattutto, che con la giusta guida la patina piano piano può scomparire.
Anzi no, scusatemi, devo correggermi, non è con una guida, ma con i giusti compagni.
Tra tutti i modi che possono esserci per poter andare avanti e migliorare troviamo quello del lecchinaggio (supponendo che veramente possa essere utile), quello dell'umiliazione continua (fatto di rimproveri, forse anche ingiustificati) ed infine quello che realmente ci aiuta: crescere insieme.
Questo è stato l'anno dove tutto è stato così perfetto che per la prima volta dopo il mio primo viaggio in Cina ho pianto e non mi vergogno minimamente ad ammetterlo.
Nel 2011 era stato l'accumularsi di emozioni dovute al fatto che fossi arrivata al termine di un viaggio sognato e ambito così a lungo, unito al fatto che l'impatto emozionale di una cultura così diversa e allo stesso tempo così vicina non può, in ogni caso, lasciarti indifferente.
Nel 2012 e nel 2013 non era stato facile andarsene, ma era stato possibile contenere le emozioni.
Quest'anno no. Eppure, dico io, al quarto anno uno dovrebbe essersi abituato alla sensazione di abbandono no? No.
No perchè sapevo di star lasciando lì un pezzo di me che chissà se mai riavrò indietro, sapevo di star lasciando la Family.
Ed è per questo che la strada dalla Scuola all'appartamento era particolarmente difficile da percorrere e non solo per la vista annebbiata.
Ma almeno ricordare questo mese mi ricorda che c'è sempre una via e che se non dovessero cambiare le cose forse potrei cambiare io e magari, per una volta, i tasselli troverebbero il loro posto e tutto avrebbe un senso.
Anche se è dall'altra parte del mondo c'è qualcuno disposto a porgere la mano a degli sperduti laowai e costruire un percorso insieme.
"We together go".
P.S. Scusate, quasi dimenticavo. Quest'anno il mio viaggio resterà sempre con me in questo modo.
Un giorno vi racconterò la storia del tatuaggio. |
venerdì 12 settembre 2014
Cina 2014.
Prometto di scrivere un post riassuntivo come gli scorsi anni.
Per adesso spero che possa bastarvi questo video che riassume e racconta un po' quel che è stato il nostro viaggio.
Ringrazio Simo per averlo realizzato e ringrazio chiunque lo abbia reso possibile.
Per adesso spero che possa bastarvi questo video che riassume e racconta un po' quel che è stato il nostro viaggio.
Ringrazio Simo per averlo realizzato e ringrazio chiunque lo abbia reso possibile.
giovedì 29 maggio 2014
domenica 6 aprile 2014
Got talent...
Giudice: "if you don't mind I really want to ask you, why do you dance?"
Bimbo: "because I like dancing, when I dance my mom laught, my mama says laughing is happiness"
G: "Junhao, tell me what is your dream?"
B: "my dream is to make people happy because I'm happy. Are you happy?"
martedì 11 marzo 2014
In memory of
Primavere e Autunni (l'altro blog) chiude i battenti.
Oggi è venuto a mancare il Professor Angelo Agostini con il quale ho sostenuto 3 esami universitari tra i quali anche il laboratorio che ha portato alla creazione del blog come progetto d'esame.
Non saprei che cosa dire se non che mi dispiace. A discapito di tutte le incazzature dovute alle sue mail striminzite ("ok, guardo. a.a.") in risposta a dei trattati infiniti, era un grande professore. I suoi corsi sono stati tutti quanti, dal primo all'ultimo, stimolanti, interattivi e difficili com'è giusto che siano dei corsi universitari.
Sono passati anni e non ho mai più avuto occasione di confrontarmi con lui, ma sicuramente i suoi insegnamenti non sono finiti con il finire degli esami.
Oggi è venuto a mancare il Professor Angelo Agostini con il quale ho sostenuto 3 esami universitari tra i quali anche il laboratorio che ha portato alla creazione del blog come progetto d'esame.
Non saprei che cosa dire se non che mi dispiace. A discapito di tutte le incazzature dovute alle sue mail striminzite ("ok, guardo. a.a.") in risposta a dei trattati infiniti, era un grande professore. I suoi corsi sono stati tutti quanti, dal primo all'ultimo, stimolanti, interattivi e difficili com'è giusto che siano dei corsi universitari.
Sono passati anni e non ho mai più avuto occasione di confrontarmi con lui, ma sicuramente i suoi insegnamenti non sono finiti con il finire degli esami.
sabato 8 marzo 2014
giovedì 27 febbraio 2014
Award.

Spero che valga rispondere alle domande in una volta sola :)
Dunque vediamo:
1- Quale data imposteresti nella macchina del tempo?
Onestamente non saprei. Mi piacerebbe una data futura per poter vedere quali saranno i progressi dell'umanità, ma non mi dispiacerebbe nemmeno fare un passo indietro per vedere non solo in foto com'erano le realtà nelle quali vivo adesso. Fondamentalmente credo che la setterei sull'adesso per la pace di tutti e soprattutto mia perchè tanto ci sarà un motivo se il mio tempo è ora no?
2- Che arma useresti per abbattere l'ostacolo che t'impedisce di realizzare il tuo grande sogno?
Chiaramente la testa.
3- Teletrasporto: dove andresti in questo istante?
Non è scontata la risposta? ;)
4- Quale libro vorresti poter vivere?
Uh, questa è difficile. Non direi uno dei miei libri preferiti perchè fondamentalmente non è che sia meraviglioso seguire Holden nei suoi viaggi mentali o trovarsi non vedenti in Cecità. Però forse non mi dispiacerebbe affatto trovarmi in una storia scritta da Murakami. Una qualsiasi.
5- Di quale film vorresti essere protagonista?
Credo nessuno a dire il vero.
6- Il piatto che hai sempre sognato di riuscire a fare ma non sei mai riuscito/a o non hai mai osato provare?
Credo che questa domanda sia uno scherzo. Io la trovo quantomeno estremamente sarcastica in effetti. Non so, volete veramente un elenco? Potremmo partire dal cuocere decentemente della carne (che magari mi son ricordata di scongelare per tempo), ma non vi preoccupate....anche non scuocere i noodles sarebbe un bel traguardo!
7- Cosa faresti con 100€ trovati per strada?
100? Oh bè, che strana cifra. Onestamente non saprei..
8- La casa dei tuoi sogni come e dove sarebbe?
Sarebbe in mezzo alle montagne, con un bel camino e delle vetrate per non nascondere il paesaggio.
Alla prima nevicata me ne pentirei ma...pazienza :)
9- Hai a disposizione per 2 ore u grande chef, cosa gli chiederesti di prepararti?
Non essendo un'amante dell'alta cucina credo onestamente che userei questo pover'uomo per rimpinguare le scorte di cibo surgelato monoporzione nel mio freezer. Scusa chef eh..
10- Devi scegliere tra un magnifico quadro e una magnifica fotografia, quale sceglieresti?
Sono due cose nella mia testa troppo diverse per poter scegliere così su due piedi. Da una parte c'è tutto un lavoro dietro impressionante e dall'altra la capacità di prendere quell'attimo nel momento giusto e con tutte le cose giuste...un secondo prima non sarebbe andato bene ed uno dopo nemmeno. Non saprei.
Secondo le regole del gioco ora dovrei nominare le persone per questo award ma...come sempre non saprei chi e non credo di averne nemmeno 10 in effetti, senza contare che molte delle persone che nominerei hanno già risposto quindi ne nomino una e lascio agli altri la libertà di scelta (e sì quindi questo vi nomina tutti in automatico!)
La persona che scelgo è
Andrea - il mio Bro :)
mercoledì 26 febbraio 2014
Nuntio vobis...
...gaudium magnum...habemus internet!
Dopo quasi 2 mesi di assenza finalmente ho nuovamente una linea internet (grazie fastweb, ora vediamo quanti secoli ci vorranno perchè tu accolga il mio reclamo sulla bolletta).
E per festeggiare la meravigliosa notizia riesumerò uno scritto Visentiniano risalente all'epoca dei mesi bui senza internet quando ancora vivevamo spensierati e studenti nella vecchia via Sibari.
Dopo quasi 2 mesi di assenza finalmente ho nuovamente una linea internet (grazie fastweb, ora vediamo quanti secoli ci vorranno perchè tu accolga il mio reclamo sulla bolletta).
E per festeggiare la meravigliosa notizia riesumerò uno scritto Visentiniano risalente all'epoca dei mesi bui senza internet quando ancora vivevamo spensierati e studenti nella vecchia via Sibari.
"Sociologicamente parlando si tratta di un caso sproporzionatamente raro, peró esiston ancora. In un "mondo globalizzato e ipercybertronico" (Abruzzese, 2003) vivono ancora persone che non possono usufruire di quel "mezzo di comunicazione globalizzante" (Gates, 2002) che é internet.
Noi li abbiamo trovati...si tratta infatti di noi. Ovvero Serena C. che per questioni di privacy la chiameremo Zoccola e il sottoscritto Alex V. che per convenienza chiameremo Le Cruch.
Le Cruch e Zoccola vivono da 2 anni nella Sibari avenue e nonostante tante complicazioni legate a vicini di casa, padroni di casa e organizzazione se la sono "cavata abbastanza bene" (Democrito, 430 a.C.), eppure l'ultimo anno di questo decennio, che addirittura é un "numero dispari" (Einstein, 1937), li ha messi alla prova piúcchemai. Ci sono stati rischi di "defenestramenti" (Castagnola, 2009) e a volte si rischiava di finire in un "osso buco" (terminilogia per indicare il senso unico, Visentin 2006), peró sono comunque riusciti a soppravvivere all'indiscrivibilmente e psicologicamente impegnante assenza di internet.
Ora che hanno superato questa dura e ardua prova sono tornati piú forti e convinti di prima. Perché "quel che non ti uccide, ti fortifica" (Ferro, 2004). Siamo tornati, siamo pericolosi, siamo dappertutto...
E il sipario si riapre.
Le Cruch"
lunedì 27 gennaio 2014
"Ragazzi, quando morite vi servono di tutto punto."
"Ad ogni modo, mi immagino sempre tutti questi ragazzi che fanno una partita in quell'immenso campo di segale eccetera eccetera. Migliaia di ragazzini, e intorno non c'è nessun altro, nessun grande, voglio dire, soltanto io. E io sto in piedi sull'orlo di un dirupo pazzesco. E non devo fare altro che prendere al volo tutti quelli che stanno per cadere nel dirupo, voglio dire, se corrono senza guardare dove vanno, io devo saltar fuori da qualche posto e acchiapparli. Non dovrei fare altro tutto il giorno. Sarei soltanto l'acchiappatore nella segale e via dicendo. So che è una pazzia, ma è l'unica cosa che mi piacerebbe veramente fare. Lo so che è una pazzia."
sabato 11 gennaio 2014
11 Gennaio.
Come ogni anno per non dimenticare.
mercoledì 4 dicembre 2013
Comunicazione di servizio.
Giusto perchè è da un po' che non scrivo nulla sebbene abbia ancora molte cose da raccontare nei post sulle cronache cinesi, volevo aggiornare brevemente per spiegare la mia assenza.
Ad inizio novembre ho iniziato un nuovo lavoro.
Sottolineerei il concetto UNO e non 3 come al solito. Il che già direi che potrebbe essere qualcosa di positivo no?
Ora vi chiederete "ma Serena che bello, che cosa fai?"
Il termine corretto per definire il mio lavoro è "dialogatrice" e lo faccio per Save the Children.
Tradotto vuol dire che vado in giro a fare il porta a porta e gli eventi.
No, non fate quelle espressioni schifate.
Credo che questo ruolo sia ampliamente sottovalutato. Prima di tutto è il genere di lavoro, in particolar modo grazie ad Appco, dove più ti sbatti più guadagni e, di conseguenza, cresci. Cresci nei ruoli e nelle responsabilità con delle promozioni che non è il tuo capo a darti ma sei tu a prendertele di diritto. Mi sembra già una bella cosa no?
Inoltre farlo per Save the Children mi rende anche orgogliosa di andare a rompere le palle alla gente alle 8 di sera suonando alle porte di casa.
Sinceramente, visto quello che ho guadagnato a novembre grazie a questo lavoro, pur essendo solo il primo mese ovvero quello dove impari a farlo...bè...come dire...ma andiamo a suonarli sti campanelli!
Per spiegarlo meglio ci sarebbero tanti altri aspetti da discutere, ovviamente, ma fidatevi del fatto che ora come ora sono felice di alzarmi la mattina per andare in ufficio a fare formazione e a parlare con i colleghi, sono felice di tornare a casa mai prima delle 22 e di ricominciare il giorno dopo.
Nonostante i casi umani (che andranno a rimpinguare un po' i racconti delle assurdità che la gente dice in giro), nonostante le persone che ti mandano a quel paese, nonostante i maleducati per natura.
Onestamente, lavoro un botto di ore, mi sbatto tantissimo, ma più lo faccio più ne traggo soddisfazione.
Ho ancora voglia di andare ogni giorno a suonare a 180 porte? Sì. Decisamente sì!
E poi scusate...dove lo trovo un altro ufficio che quando mettono la chiavetta nella macchinetta del caffè sul display compare come cifra 99,80€? :)
Ad inizio novembre ho iniziato un nuovo lavoro.
Sottolineerei il concetto UNO e non 3 come al solito. Il che già direi che potrebbe essere qualcosa di positivo no?
Ora vi chiederete "ma Serena che bello, che cosa fai?"
Il termine corretto per definire il mio lavoro è "dialogatrice" e lo faccio per Save the Children.
Tradotto vuol dire che vado in giro a fare il porta a porta e gli eventi.
No, non fate quelle espressioni schifate.
Credo che questo ruolo sia ampliamente sottovalutato. Prima di tutto è il genere di lavoro, in particolar modo grazie ad Appco, dove più ti sbatti più guadagni e, di conseguenza, cresci. Cresci nei ruoli e nelle responsabilità con delle promozioni che non è il tuo capo a darti ma sei tu a prendertele di diritto. Mi sembra già una bella cosa no?
Inoltre farlo per Save the Children mi rende anche orgogliosa di andare a rompere le palle alla gente alle 8 di sera suonando alle porte di casa.
Sinceramente, visto quello che ho guadagnato a novembre grazie a questo lavoro, pur essendo solo il primo mese ovvero quello dove impari a farlo...bè...come dire...ma andiamo a suonarli sti campanelli!
Per spiegarlo meglio ci sarebbero tanti altri aspetti da discutere, ovviamente, ma fidatevi del fatto che ora come ora sono felice di alzarmi la mattina per andare in ufficio a fare formazione e a parlare con i colleghi, sono felice di tornare a casa mai prima delle 22 e di ricominciare il giorno dopo.
Nonostante i casi umani (che andranno a rimpinguare un po' i racconti delle assurdità che la gente dice in giro), nonostante le persone che ti mandano a quel paese, nonostante i maleducati per natura.
Onestamente, lavoro un botto di ore, mi sbatto tantissimo, ma più lo faccio più ne traggo soddisfazione.
Ho ancora voglia di andare ogni giorno a suonare a 180 porte? Sì. Decisamente sì!
E poi scusate...dove lo trovo un altro ufficio che quando mettono la chiavetta nella macchinetta del caffè sul display compare come cifra 99,80€? :)
domenica 10 novembre 2013
Cronache Cinesi 2013 - Quel che resta.
Come avevo già accennato vagamente nei post precedenti, a Dengfeng, per quel che ho potuto vedere io nel corso di 3 estati, i cambiamenti sono all'ordine del giorno. Sono repentini e non si torna indietro.
Ho deciso di dedicare un post esclusivamente a quest'aspetto. Ma prima di iniziare a scrivere le considerazioni su ciò che ho visto trasformarsi a distanza di un anno o proprio sotto ai miei occhi volevo dedicare un post in solitario ad un cambiamento che è difficile analizzare con obiettività e distacco.
Questa è una sorta di dedica alla vecchia Scuola.
Come saprete, per chi legge, la Scuola che ci ha ospitati nel 2011 (e chi anche negli anni precedenti) in un non ben specificato periodo del 2012 ha chiuso i battenti ed infatti noi laowai ci siamo trovati sballottati prima nella struttura all'interno dell'area del Tempio Shaolin e successivamente nell'edificio con vista lago.
Questa era la Scuola nel 2011.
Nel 2012, ormai destinata ad essere demolita come quasi tutti gli edifici su quel lato della strada, era dismessa.
Quando siamo riusciti a varcare il cancello il paesaggio era a dir poco desolante (come se non lo fosse già l'ingresso spoglio).
Davanti a noi un edificio vuoto e un cortile privo degli aspetti che lo avevano caratterizzato l'anno precedente.
Spoglio, ma con ancora le foto attaccate ai muri.
Quest'anno questo era quello che ci si presentava davanti agli occhi.
Macerie.
Niente se non macerie e indumenti abbandonati e calcificati tra un masso e l'altro.
Nel dirlo così sembra quasi un niente, un altro cambiamento, un altro aspetto dell'evoluzione del luogo.
Ma facciamo un passo indietro.
Facciamo un salto nel 2011.
Per quanto io possa, adesso, sostenere che le 2 esperienze successive siano state sotto molti aspetti molto più redditizie e formanti, non posso certo dimenticare quello che è stato.
Il 2011 è stato l'anno nel quale si è avverato un sogno che era quello di poter, finalmente, andare in Cina.
L'anno dell'entusiasmo dove tutto era nuovo, tutto era da vedere, scoprire, provare con gli occhi di una persona che ancora non riesce a concepire il fatto di essere dall'altra parte del mondo nel luogo che ha bramato per anni.
La parte del mondo giusta.
La Scuola è stata l'occasione, è stata il pretesto, è stata materialmente il toccar con mano un desiderio.
La Scuola è stata "casa" per 3 settimane. Il palcoscenico di molte, moltissime cose. Sentimenti che passavano dall'entusiasmo alla "depressione" nel vedere che anni di allenamenti portavano a meno di mediocri prestazioni, per arrivare alla determinazione ed infine alla malinconia nell'andar via.
Quella malinconia che mentre stai per salire sul furgoncino in direzione Zhenzhou ti fa dire "non fate quelle facce non riuscirete a farmi piangere" e che poi, una volta varcato il cancello, si trasformava in lacrime.
Le stesse lacrime, tra l'altro, che hanno fatto la loro comparsa quest'estate nel vedere un cumulo di sassi coprire le felpe con il nome della Scuola stampato sopra.
3 settimane possono sembrar poche per arrivare a provare un senso di vuoto nel vedere certe immagini. Ma non lo sono.
La Scuola era tante cose e tra queste era anche un insieme di persone, di volti e di personalità con le quali ci si è scontrati e incontrati. Vite che si son riviste ed altre che, probabilmente, non si vedranno più.
La Scuola era un po' un simbolo.
Ed ammetto che scrivere questo post in questo determinato momento non sia qualcosa del tutto casuale.
Perchè la Scuola, sebbene in altre sembianze, in un altro luogo, in diverse modalità ed in diversi volti c'è ancora.
Ed è un po' così che mi sento io adesso mentre cerco di capire che cosa sarà della mia vita marziale mentre provo a realizzare ancora una volta il sogno di ritornare attraverso un lavoro che mi darà soddisfazioni ma non la possibilità di allenarmi. Mentre cerco le motivazioni per avere ancora vivo e forte l'entusiasmo passando sopra divergenze di pensiero e di obiettivi.
Mi sento come quel cumulo di macerie di qualcosa che in passato è stato e adesso è altro altrove.
Ho deciso di dedicare un post esclusivamente a quest'aspetto. Ma prima di iniziare a scrivere le considerazioni su ciò che ho visto trasformarsi a distanza di un anno o proprio sotto ai miei occhi volevo dedicare un post in solitario ad un cambiamento che è difficile analizzare con obiettività e distacco.
Questa è una sorta di dedica alla vecchia Scuola.
Come saprete, per chi legge, la Scuola che ci ha ospitati nel 2011 (e chi anche negli anni precedenti) in un non ben specificato periodo del 2012 ha chiuso i battenti ed infatti noi laowai ci siamo trovati sballottati prima nella struttura all'interno dell'area del Tempio Shaolin e successivamente nell'edificio con vista lago.
Questa era la Scuola nel 2011.
Nel 2012, ormai destinata ad essere demolita come quasi tutti gli edifici su quel lato della strada, era dismessa.
Quando siamo riusciti a varcare il cancello il paesaggio era a dir poco desolante (come se non lo fosse già l'ingresso spoglio).
Davanti a noi un edificio vuoto e un cortile privo degli aspetti che lo avevano caratterizzato l'anno precedente.
Spoglio, ma con ancora le foto attaccate ai muri.
Quest'anno questo era quello che ci si presentava davanti agli occhi.
Macerie.
Niente se non macerie e indumenti abbandonati e calcificati tra un masso e l'altro.
Nel dirlo così sembra quasi un niente, un altro cambiamento, un altro aspetto dell'evoluzione del luogo.
Ma facciamo un passo indietro.
Facciamo un salto nel 2011.
Per quanto io possa, adesso, sostenere che le 2 esperienze successive siano state sotto molti aspetti molto più redditizie e formanti, non posso certo dimenticare quello che è stato.
Il 2011 è stato l'anno nel quale si è avverato un sogno che era quello di poter, finalmente, andare in Cina.
L'anno dell'entusiasmo dove tutto era nuovo, tutto era da vedere, scoprire, provare con gli occhi di una persona che ancora non riesce a concepire il fatto di essere dall'altra parte del mondo nel luogo che ha bramato per anni.
La parte del mondo giusta.
La Scuola è stata l'occasione, è stata il pretesto, è stata materialmente il toccar con mano un desiderio.
La Scuola è stata "casa" per 3 settimane. Il palcoscenico di molte, moltissime cose. Sentimenti che passavano dall'entusiasmo alla "depressione" nel vedere che anni di allenamenti portavano a meno di mediocri prestazioni, per arrivare alla determinazione ed infine alla malinconia nell'andar via.
Quella malinconia che mentre stai per salire sul furgoncino in direzione Zhenzhou ti fa dire "non fate quelle facce non riuscirete a farmi piangere" e che poi, una volta varcato il cancello, si trasformava in lacrime.
Le stesse lacrime, tra l'altro, che hanno fatto la loro comparsa quest'estate nel vedere un cumulo di sassi coprire le felpe con il nome della Scuola stampato sopra.
3 settimane possono sembrar poche per arrivare a provare un senso di vuoto nel vedere certe immagini. Ma non lo sono.
La Scuola era tante cose e tra queste era anche un insieme di persone, di volti e di personalità con le quali ci si è scontrati e incontrati. Vite che si son riviste ed altre che, probabilmente, non si vedranno più.
La Scuola era un po' un simbolo.
Ed ammetto che scrivere questo post in questo determinato momento non sia qualcosa del tutto casuale.
Perchè la Scuola, sebbene in altre sembianze, in un altro luogo, in diverse modalità ed in diversi volti c'è ancora.
Ed è un po' così che mi sento io adesso mentre cerco di capire che cosa sarà della mia vita marziale mentre provo a realizzare ancora una volta il sogno di ritornare attraverso un lavoro che mi darà soddisfazioni ma non la possibilità di allenarmi. Mentre cerco le motivazioni per avere ancora vivo e forte l'entusiasmo passando sopra divergenze di pensiero e di obiettivi.
Mi sento come quel cumulo di macerie di qualcosa che in passato è stato e adesso è altro altrove.
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