A qualcuno il titolo del post non piacerà. A qualcuno provocherà noia. Altri penseranno "ma basta, ma ancora??".
Ebbene sì. Ancora.
Giuro che me lo sarei tenuta per me...lo giuro. Ma ultimamente è una presenza preponderante nella mia vita.
Sarà che avvicinandosi la fine dell'anno mi ritrovo in quel punto dove sono "a metà" tra il viaggio che ho concluso e quello che vorrei iniziare nuovamente. Non lo so. Fatto sta che in questo periodo sento la mancanza ancor più che nei mesi passati.
Un po', lo ammetto, me le vado anche a cercare quando piazzo su iTunes la playlist che ascoltavo quando ero là. Canzoni che, comunque, non avevano tutto questo effetto su di me fino a qualche settimana fa mentre adesso mi portano flash di momenti casuali del viaggio. Che ti tolgono il fiato.
Sarà la paura di non poterci tornare. Vuoi la mancanza di soldi. Vuoi questa maledetta caviglia che invece che migliorare sembra peggiorare.
Ultimamente sogno tantissimo la Cina. Nel senso letterale del termine. Sta praticamente diventando un topos di tutti i miei sogni.
Solo in questa settimana l'ho sognata 3 volte. E gli altri sogni nemmeno li ricordo.
In uno ero di nuovo là (senza pormi il problema del "come") ed ero felice, felice di essere di nuovo ad allenarmi e felice perchè avrei avuto cose nuove da poter raccontare qua sul blog.
Ed è proprio questa sensazione che mi manca.
Essere felice, di quella felicità che anche la mattina alle 5 quando suona la sveglia ti fa alzare tra mille borbottii ed occhiatacce ai compagni di stanza che parlano (parlano!! alle 5!!), ma sempre con una sorta di pace nel cuore.
La felicità che provi nel capire che non hai bisogno d'altro. Quando ti basta andare al bar lì vicino a riesumare un gelato dal fondo del freezer per sentirti soddisfatta e appagata. Quando la routine di ogni giorno non è sinonimo di monotonia, ma di crescita, divertimento, scoperta.
Quando ogni cosa materiale è, davvero, superflua. C'è internet? Va Facebook? Ho controllato le mail? Ma chissenefrega!
Non è che io possa esattamente definirmi infelice qua e adesso...ma di sicuro potrei associare alla mia persona termini come insoddisfatta, inquieta, irritabile, indefinita.
Sì sì...lo so...dovrei cercare la mia dimensione anche qua. Ma converrete con me che non sia esattamente facile farlo quando ogni cosa sembra remare contro, tra valori e priorità sovvertiti, tra "non sei la persona che cerchiamo" e "mi dispiace ma vedo che hai esperienza in un altro campo e non questo" o semplici silenzi.
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domenica 16 dicembre 2012
mercoledì 6 luglio 2011
Animo conservatore.
Non che non ne fossi già a conoscenza, ma ultimamente questo aspetto del mio carattere è risorto dalle ceneri (tipo la fenice per intenderci). L'avevo accantonato, o meglio, dimenticato per un po'. Anzi diciamo che l'avevo proprio ignorato per essere precisi.
Già nelle piccole cose, quelle materiali principalmente, è sempre stato abbastanza presente. Ad esempio: cambio il cellulare perchè il vecchio non ne vuole sapere di accendersi ebbene quel cellulare non lo butto, lo tengo come reliquia come se potesse ancora servirmi. In realtà è sempre stato così, anche cambiare posto alle cose mi ha sempre causato qualche problema...se lì ho sempre tenuto i libri classici e lì quelli di narrativa orientale invertire il loro posizionamento era qualcosa che per me rappresentava un gran cambiamento.
Che poi dire una cosa del genere quando negli ultimi 5 anni ho cambiato 1 città, 3 case, 1 Scuola, 1 università sembra anche abbastanza contraddittorio, ma nella mia testa è diverso.
Se sono io a cambiare non mi crea così tanti problemi, è quando cambiano le altre cose o gli altri che mi mette in subbuglio.
Quello che poi odio di più è dover salutare le persone. Non dico "dover dire addio" perchè suona proprio male, ma in certe occasioni sarebbe forse l'espressione più corretta.
Vedere partire le persone che, a volte per molti anni, a volte per un po' meno tempo (ma poi conta la qualità del tempo e non la quantità, giusto?) mi sono sempre state accanto è disarmante.
Quando accade questa cosa vorrei che i miei progetti si realizzassero in un istante, senza dover aspettare perchè aspettare significa restare indietro.
Così quando Alex ha finito il master e sono andata in università a salutarlo prima che tornasse a Monaco ho cercato di non dar troppo peso alla cosa pur sapendo che chissà quanto tempo dovrà passare prima che ci si riveda e che non sarà, comunque, più la stessa cosa. Stiamo parlando di 3 anni passati nella stessa casa santiddio non di 2 giorni. Risultato: il mio fantastico subconscio mi ha fatto sognare almeno 2 volte il momento in cui ci siamo salutati (in situazioni diverse, ma il senso era quello) con il conseguente scazzo unito ad un misto di depressione la mattina dopo al risveglio.
Mi sono rotta di cominciare a dover contare i giorni che mancano alla partenza delle persone alle quali in questi anni mi sono affezionata di più.
La cosa divertente per quel sadico bastardo che è il destino, o chi per lui, è che mi sono resa conto che la stragande maggioranza delle persone che conosco presto porterà via i cosiddetti da qua in un lasso di tempo di poco superiore ad un anno se li mettiamo tutti insieme. Fantastico no? Sarebbe già traumatico vederli trasferiti in altre città italiane (magari anche raggiungibili) figurarsi sparsi in qualche parte del globo.
E dire che quando abitavo giù in Liguria questo problema non si è mai presentato (forse perchè mi relaziono/avo con così poche persone da non dovermi porre il dilemma), da quando sono qua a Milano, invece, le situazioni di questo genere sono cresciute in modo esponenziale. A volte penso che ci sia la necessità di un radicale cambio nell'approccio. Tipo: dopo qualche mese qua a Milano mi sono resa conto che se le eventuali domande di approccio con un ragazzo (mai fatto, si parla di ipotesi...) prima erano da porsi nel seguente ordine 1- sei single, 2- come ti chiami, una volta nella capitale della moda l'ordine mutava in 1- sei etero, 2- sei single, 3- come ti chiami.
Quindi in base a questo d'ora in avanti le domande prima di stringere nuove amicizie saranno 1- hai intenzione di restare in Italia almeno per i prossimi 70 anni, 2- hai intenzioni di restare a Mialno almeno per i prossimi 70 anni. Superate queste due domande filtro si potrà eventualmente iniziare un rapporto di amicizia.
Che poi qualcuno mi chiede cose del tipo "ma perchè non prendi e vai anche te da qualche parte?"
In effetti non è mica una domanda stupida, ma ci sono un po' di motivazioni. Punto primo: avendo preso casa qua se non voglio essere perseguitata a vita dai miei forse è il caso di non farmi prendere da strane manie di espatrio se non per brevi (brevissimi) periodi e con validissime motivazioni. Punto secondo: la Scuola. Non ci penso nemmeno lontanamente ad abbandonare i miei Maestri e le persone che ho incontrato lì, non dopo 888 giorni di depressione e non dopo aver trovato persone come loro. Punto terzo: sarebbe carino da parte mia realizzare almeno un quarto dei miei progetti prima di buttarmi all'avventura e rischiare di non concludere un tubo.
Maledizione odio i cambiamenti eccessivi, li detesto!
Specialmente quando mi trasformo in un'adolescente piagnucolosa che si mette ad ascoltare canzoni di gruppi improponibili che se me l'avessero detto mi sarei messa a ridere liquidando la cosa con un "ma anche no" secchissimo. E direi che ero così felice di aver saltato questa fase...
Già nelle piccole cose, quelle materiali principalmente, è sempre stato abbastanza presente. Ad esempio: cambio il cellulare perchè il vecchio non ne vuole sapere di accendersi ebbene quel cellulare non lo butto, lo tengo come reliquia come se potesse ancora servirmi. In realtà è sempre stato così, anche cambiare posto alle cose mi ha sempre causato qualche problema...se lì ho sempre tenuto i libri classici e lì quelli di narrativa orientale invertire il loro posizionamento era qualcosa che per me rappresentava un gran cambiamento.
Che poi dire una cosa del genere quando negli ultimi 5 anni ho cambiato 1 città, 3 case, 1 Scuola, 1 università sembra anche abbastanza contraddittorio, ma nella mia testa è diverso.
Se sono io a cambiare non mi crea così tanti problemi, è quando cambiano le altre cose o gli altri che mi mette in subbuglio.
Quello che poi odio di più è dover salutare le persone. Non dico "dover dire addio" perchè suona proprio male, ma in certe occasioni sarebbe forse l'espressione più corretta.
Vedere partire le persone che, a volte per molti anni, a volte per un po' meno tempo (ma poi conta la qualità del tempo e non la quantità, giusto?) mi sono sempre state accanto è disarmante.
Quando accade questa cosa vorrei che i miei progetti si realizzassero in un istante, senza dover aspettare perchè aspettare significa restare indietro.
Così quando Alex ha finito il master e sono andata in università a salutarlo prima che tornasse a Monaco ho cercato di non dar troppo peso alla cosa pur sapendo che chissà quanto tempo dovrà passare prima che ci si riveda e che non sarà, comunque, più la stessa cosa. Stiamo parlando di 3 anni passati nella stessa casa santiddio non di 2 giorni. Risultato: il mio fantastico subconscio mi ha fatto sognare almeno 2 volte il momento in cui ci siamo salutati (in situazioni diverse, ma il senso era quello) con il conseguente scazzo unito ad un misto di depressione la mattina dopo al risveglio.
Mi sono rotta di cominciare a dover contare i giorni che mancano alla partenza delle persone alle quali in questi anni mi sono affezionata di più.
La cosa divertente per quel sadico bastardo che è il destino, o chi per lui, è che mi sono resa conto che la stragande maggioranza delle persone che conosco presto porterà via i cosiddetti da qua in un lasso di tempo di poco superiore ad un anno se li mettiamo tutti insieme. Fantastico no? Sarebbe già traumatico vederli trasferiti in altre città italiane (magari anche raggiungibili) figurarsi sparsi in qualche parte del globo.
E dire che quando abitavo giù in Liguria questo problema non si è mai presentato (forse perchè mi relaziono/avo con così poche persone da non dovermi porre il dilemma), da quando sono qua a Milano, invece, le situazioni di questo genere sono cresciute in modo esponenziale. A volte penso che ci sia la necessità di un radicale cambio nell'approccio. Tipo: dopo qualche mese qua a Milano mi sono resa conto che se le eventuali domande di approccio con un ragazzo (mai fatto, si parla di ipotesi...) prima erano da porsi nel seguente ordine 1- sei single, 2- come ti chiami, una volta nella capitale della moda l'ordine mutava in 1- sei etero, 2- sei single, 3- come ti chiami.
Quindi in base a questo d'ora in avanti le domande prima di stringere nuove amicizie saranno 1- hai intenzione di restare in Italia almeno per i prossimi 70 anni, 2- hai intenzioni di restare a Mialno almeno per i prossimi 70 anni. Superate queste due domande filtro si potrà eventualmente iniziare un rapporto di amicizia.
Che poi qualcuno mi chiede cose del tipo "ma perchè non prendi e vai anche te da qualche parte?"
In effetti non è mica una domanda stupida, ma ci sono un po' di motivazioni. Punto primo: avendo preso casa qua se non voglio essere perseguitata a vita dai miei forse è il caso di non farmi prendere da strane manie di espatrio se non per brevi (brevissimi) periodi e con validissime motivazioni. Punto secondo: la Scuola. Non ci penso nemmeno lontanamente ad abbandonare i miei Maestri e le persone che ho incontrato lì, non dopo 888 giorni di depressione e non dopo aver trovato persone come loro. Punto terzo: sarebbe carino da parte mia realizzare almeno un quarto dei miei progetti prima di buttarmi all'avventura e rischiare di non concludere un tubo.
Maledizione odio i cambiamenti eccessivi, li detesto!
Specialmente quando mi trasformo in un'adolescente piagnucolosa che si mette ad ascoltare canzoni di gruppi improponibili che se me l'avessero detto mi sarei messa a ridere liquidando la cosa con un "ma anche no" secchissimo. E direi che ero così felice di aver saltato questa fase...
sabato 18 giugno 2011
Fuori...
Sono completamente fuori di testa!
Domani (vista l'ora sarebbe il caso di dire oggi) c'è l'esame per il passaggio di livello e io sono agitata.
Non ne ho combinata una giusta in tutta la giornata!
1- non ho ancora finito di ripassare la teoria
2- sono andata alla Billa a fare la spesa e ho dimenticato lì (o almeno lo spero) tutto il malloppo con: patente, tesserino sanitario, abbonamento, bancomat, tessere sconto, badge dell'uni
3- arrivo a casa (momento nel quale mi sono accorta di questa mia genialata del punto 2) e mi son ricordata di non avere magliette della Scuola pulite al che ho ne ho presa una l'ho messa a bagno l'ho lavata per bene, l'ho strizzata e mi sono accorta che era la maglietta con lo stemma dello IULM, quindi ho ricominciato da capo il procedimento
4- mi chiama L con il numero di Jaolien e io da brava miss finezza quale sono ho chiesto con il mio miglior tatto da scaricatrice di porto "ma chi ca%%o sei?". Volevo scavarmi la fossa
5- arrivo alla pizzeria per la cena e mi siedo sotto a un lampione a studiare, mi chiama L e mi chiede "dove sei?" e io "fuori dalla pizzeria, voi?" "ah ma noi siamo già dentro che mangiamo". 20 minuti fuori come una demente
Basta fate qualcosa!
Domani (vista l'ora sarebbe il caso di dire oggi) c'è l'esame per il passaggio di livello e io sono agitata.
Non ne ho combinata una giusta in tutta la giornata!
1- non ho ancora finito di ripassare la teoria
2- sono andata alla Billa a fare la spesa e ho dimenticato lì (o almeno lo spero) tutto il malloppo con: patente, tesserino sanitario, abbonamento, bancomat, tessere sconto, badge dell'uni
3- arrivo a casa (momento nel quale mi sono accorta di questa mia genialata del punto 2) e mi son ricordata di non avere magliette della Scuola pulite al che ho ne ho presa una l'ho messa a bagno l'ho lavata per bene, l'ho strizzata e mi sono accorta che era la maglietta con lo stemma dello IULM, quindi ho ricominciato da capo il procedimento
4- mi chiama L con il numero di Jaolien e io da brava miss finezza quale sono ho chiesto con il mio miglior tatto da scaricatrice di porto "ma chi ca%%o sei?". Volevo scavarmi la fossa
5- arrivo alla pizzeria per la cena e mi siedo sotto a un lampione a studiare, mi chiama L e mi chiede "dove sei?" e io "fuori dalla pizzeria, voi?" "ah ma noi siamo già dentro che mangiamo". 20 minuti fuori come una demente
Basta fate qualcosa!
mercoledì 30 settembre 2009
Sindrome d'abbandono.
Insomma quello che speravo non arrivasse è arrivato. Se ne vanno tutti e la data più papabile per rivederli è si e no gennaio. magari giusto per una manciata di giorni.
Fanculo.
Non ci sono abituata ok? Fa un po' schifo come situazione.
In più mi è anche toccato farmi la doccia fredda post allenamento. Ecco...maledetto kharma negativo.
sabato 2 maggio 2009
Quando anche il tempo non basta più...
Quando qualcosa non ti torna tutti ti dicono di aspettare che prima o poi passa. Dai tempo al tempo blablabla et simili.
No.
Non è vero. Non serve è una balla colossale.
Insomma 2 anni 2...sono tanti, non è esattamente uno sputo di tempo.
Fatto sta che quando avevo pensato di poter affrontare la visione dei Campionati di Tai Chi in qualità di spettatrice mi sono praticamente tirata la spada sui piedi da sola.
La giornata di per sè è stata stupenda, anzi da questo punto di vista nulla da dire.
Ho ritrovato persone con cui avevo perso i contatti, vuoi per la distanza, vuoi per altri motivi. E, a ben vedere, alla fin fine ho anche ritrovato quel lato che tanto ho amato nelle gare: ho parlato con tutti indistintamente scambiando opinioni, consigli.
C'erano delle assenze pesanti, molto pesanti è vero. Forse anche queste hanno influito.
Fatto sta che va tutto bene, resto dentro il palazzetto dalle 10.00 della mattina fino alle 19.00 ed è tutto ok.
Poi arriva il momento di smontare tutto ed andarsene.
Qua è un po' meno ok.
Vai a sapere che m'è preso, ma mi ha fatto click il cervello.
E meno male che speravo di poter affrontare il tutto da persona, dicamo così, adulta. Sì certo, come no.
E sì, sono ripetitiva, ma mi manca.
E sì, "l'ho fatta a cubetti" (cit.), ma mi manca lo stesso.
E sì, sono fissata, ma, perdio, se mi date una soluzione plausibile la smetto.
E sì, sono patetica, ma...no ok sono patetica e basta.
E dovreitrovareunasoluzionepiantarlaesmetterladistressaretutti ripetendoisolitidiscorsiequantocistomale.
Lo so!
Però...
No.
Non è vero. Non serve è una balla colossale.
Insomma 2 anni 2...sono tanti, non è esattamente uno sputo di tempo.
Fatto sta che quando avevo pensato di poter affrontare la visione dei Campionati di Tai Chi in qualità di spettatrice mi sono praticamente tirata la spada sui piedi da sola.
La giornata di per sè è stata stupenda, anzi da questo punto di vista nulla da dire.
Ho ritrovato persone con cui avevo perso i contatti, vuoi per la distanza, vuoi per altri motivi. E, a ben vedere, alla fin fine ho anche ritrovato quel lato che tanto ho amato nelle gare: ho parlato con tutti indistintamente scambiando opinioni, consigli.
C'erano delle assenze pesanti, molto pesanti è vero. Forse anche queste hanno influito.
Fatto sta che va tutto bene, resto dentro il palazzetto dalle 10.00 della mattina fino alle 19.00 ed è tutto ok.
Poi arriva il momento di smontare tutto ed andarsene.
Qua è un po' meno ok.
Vai a sapere che m'è preso, ma mi ha fatto click il cervello.
E meno male che speravo di poter affrontare il tutto da persona, dicamo così, adulta. Sì certo, come no.
E sì, sono ripetitiva, ma mi manca.
E sì, "l'ho fatta a cubetti" (cit.), ma mi manca lo stesso.
E sì, sono fissata, ma, perdio, se mi date una soluzione plausibile la smetto.
E sì, sono patetica, ma...no ok sono patetica e basta.
E dovreitrovareunasoluzionepiantarlaesmetterladistressaretutti ripetendoisolitidiscorsiequantocistomale.
Lo so!
Però...
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