domenica 10 novembre 2013

Cronache Cinesi 2013 - Quel che resta.

Come avevo già accennato vagamente nei post precedenti, a Dengfeng, per quel che ho potuto vedere io nel corso di 3 estati, i cambiamenti sono all'ordine del giorno. Sono repentini e non si torna indietro.
Ho deciso di dedicare un post esclusivamente a quest'aspetto. Ma prima di iniziare a scrivere le considerazioni su ciò che ho visto trasformarsi a distanza di un anno o proprio sotto ai miei occhi volevo dedicare un post in solitario ad un cambiamento che è difficile analizzare con obiettività e distacco.
Questa è una sorta di dedica alla vecchia Scuola.
Come saprete, per chi legge, la Scuola che ci ha ospitati nel 2011 (e chi anche negli anni precedenti) in un non ben specificato periodo del 2012 ha chiuso i battenti ed infatti noi laowai ci siamo trovati sballottati prima nella struttura all'interno dell'area del Tempio Shaolin e successivamente nell'edificio con vista lago.

Questa era la Scuola nel 2011.







Nel 2012, ormai destinata ad essere demolita come quasi tutti gli edifici su quel lato della strada, era dismessa.
Quando siamo riusciti a varcare il cancello il paesaggio era a dir poco desolante (come se non lo fosse già l'ingresso spoglio).
Davanti a noi un edificio vuoto e un cortile privo degli aspetti che lo avevano caratterizzato l'anno precedente.
Spoglio, ma con ancora le foto attaccate ai muri.





Quest'anno questo era quello che ci si presentava davanti agli occhi.







Macerie.
Niente se non macerie e indumenti abbandonati e calcificati tra un masso e l'altro.

Nel dirlo così sembra quasi un niente, un altro cambiamento, un altro aspetto dell'evoluzione del luogo.
Ma facciamo un passo indietro.
Facciamo un salto nel 2011.
Per quanto io possa, adesso, sostenere che le 2 esperienze successive siano state sotto molti aspetti molto più redditizie e formanti, non posso certo dimenticare quello che è stato.
Il 2011 è stato l'anno nel quale si è avverato un sogno che era quello di poter, finalmente, andare in Cina.
L'anno dell'entusiasmo dove tutto era nuovo, tutto era da vedere, scoprire, provare con gli occhi di una persona che ancora non riesce a concepire il fatto di essere dall'altra parte del mondo nel luogo che ha bramato per anni.
La parte del mondo giusta.
La Scuola è stata l'occasione, è stata il pretesto, è stata materialmente il toccar con mano un desiderio.
La Scuola è stata "casa" per 3 settimane. Il palcoscenico di molte, moltissime cose. Sentimenti che passavano dall'entusiasmo alla "depressione" nel vedere che anni di allenamenti portavano a meno di mediocri prestazioni, per arrivare alla determinazione ed infine alla malinconia nell'andar via.
Quella malinconia che mentre stai per salire sul furgoncino in direzione Zhenzhou ti fa dire "non fate quelle facce non riuscirete a farmi piangere" e che poi, una volta varcato il cancello, si trasformava in lacrime.
Le stesse lacrime, tra l'altro, che hanno fatto la loro comparsa quest'estate nel vedere un cumulo di sassi coprire le felpe con il nome della Scuola stampato sopra.
3 settimane possono sembrar poche per arrivare a provare un senso di vuoto nel vedere certe immagini. Ma non lo sono.
La Scuola era tante cose e tra queste era anche un insieme di persone, di volti e di personalità con le quali ci si è scontrati e incontrati. Vite che si son riviste ed altre che, probabilmente, non si vedranno più.
La Scuola era un po' un simbolo.
Ed ammetto che scrivere questo post in questo determinato momento non sia qualcosa del tutto casuale.
Perchè la Scuola, sebbene in altre sembianze, in un altro luogo, in diverse modalità ed in diversi volti c'è ancora.
Ed è un po' così che mi sento io adesso mentre cerco di capire che cosa sarà della mia vita marziale mentre provo a realizzare ancora una volta il sogno di ritornare attraverso un lavoro che mi darà soddisfazioni ma non la possibilità di allenarmi. Mentre cerco le motivazioni per avere ancora vivo e forte l'entusiasmo passando sopra divergenze di pensiero e di obiettivi.
Mi sento come quel cumulo di macerie di qualcosa che in passato è stato e adesso è altro altrove.

2 commenti:

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  2. Cara Serena, sinceramente non ho idea di quale possa essere la reazione di chi ha sudato, ci ha creduto e ha condiviso un sogno legandolo a un luogo ben preciso e poi, a distanza più o meno lunga, si ritrova davanti a quello che hai visto tu.
    Forse non dovrei nemmeno scrivere dato che non conosco; ma una riflessione mi è sorta leggendo le tue parole. Io ci leggo un fondo di positività in questo tuo voler fotografare un evento, ahimé, triste. Già, nella frase finale io ci leggo quella positività legata al fatto che, in fondo quelle macerie, sono state e forse saranno ancora la leva che ti fanno sperare in un qualcosa a cui miri, in cui speri e in cui credi.... forse sia là sia qua, sia in qualsiasi altro posto del mondo.
    Sì, forse ho fatto un po' di confusione, ma in fondo quello che volevo dire è che forse proprio i ricordi, le esperienze, le sensazioni che tu hai legato a quel luogo, quelle stesse cose che poi hai (in un certo qual modo) hai trovato tradite dal fatto che quel luogo non esistesse più, hanno dato lo stimolo a ricercarli da un'altra parte e forse la certezza di trovarle. Questa era la positività di cui parlo, sembrerà un concetto banale ma non è così, avresti potuto annullare tutto con un semplice non c'è più nulla, restano solo i ricordi, invece quello che traspare non è quello, ma ben altro. Questo mi piace, la continua ricerca di qualcosa che mi piace, quel qualcosa che mi piace e che forse permetterà di farmi piacere tutto il resto. Forse ho banalizzato, ma perdonami.
    Rilettura personale e quindi opinabile. Tanta Roba Sis, come sempre!! Un saluto!

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