mercoledì 20 giugno 2012

Di punti d'arrivo e saluti.

Oggi è finita un'esperienza.
Un'esperienza iniziata il 19 dicembre 2011.
Sto parlando del mio stage all'URP.
Su questo stage si possono dire moltissime cose. Ok non era pagato, ok i buoni pasto erano una miseria per la zona in pieno centro.
Ok.
Ci sono arrivata grazie ad una segnalazione di una persona che negli anni dell'università mi ha aiutata in molti modi e che mi ha offerto questa possibilità che io ho deciso di accettare dicendo "tanto per stare a casa a girarmi i pollici tanto vale che faccia qualcosa".
Il ruolo dell'URP l'avevo studiato sul manuale di Comunicazione Pubblica quando avevo dato l'omonimo esame in università. Ma nella comunicazione, si sa, si studia la teoria, si studia la metacomunicazione. Nessuno t'insegna veramente come fare le cose. Nessuno ti dice veramente che cosa, nello specifico, poi dovrai fare.
Qualunque cosa la si può imparare solo con l'esperienza, è inutile provare ad affermare il contrario.
L'URP comunica con il cittadino le attività dell'ente del quale fa parte. In sintesi. Però dietro c'è molto più lavoro.
Quello che ho trovato lì non è stata solo l'esperienza lavorativa. Ho trovato l'esperienza di/in molte altre cose.
L'esperienza di un lavoro nella pubblica amministrazione. Non sono tutti cani i dipendenti pubblici. Non lo sono affatto e i dipendenti dell'URP ne sono la prova. Che siano poi l'eccezione che conferma la regola non posso dirlo con totale certezza, ma quel che so è che ho trovato persone preparate, motivate, che fanno e sanno fare il proprio lavoro, che vanno anche oltre ai propri compiti quando aiutano il cittadino a trovare le risposte che cerca anche se ha sbagliato ufficio al quale chiedere. Le risposte sono ponderate e mai scontate.
Ho trovato un gruppo unito in grado di collaborare dove le gerarchie ci sono, si conoscono ma non sono imposte e non sono un peso. Ci si può dare del tu, si scherza. E poi chiedono il tuo punto di vista. A te che sei lì da un decimo del loro tempo però chiedono comunque la tua opinione. Così si cresce. Umanamente e professionalmente.
Poi c'erano le altre stagiste. Ma quello che ho visto io era solo un team di lavoro, assunti o no si lavorava insieme e ci si aiutava.
Il lavoro è quella cosa che fai per vivere no? A questo mancava solo lo stipendio perchè per il resto andava bene così. Non credo di essermi mai alzata una mattina dicendo "oddio che palle devo andare a lavoro" mai nemmeno una.
Oggi andandomene mi sono sentita un po' come quando l'estate scorsa sono salita sul pulmino e me ne sono andata dalla Scuola in Cina.
Per chi sa quello che ha significato per me l'esperienza cinese allora immagino che sia abbastanza chiaro il mio stato d'animo.
Non mi resta che ringraziare chi mi ha accompagnata in questo percorso.

2 commenti:

  1. Spero tu possa trovare ancora esperienze stimolanti come questa. Magari, con uno stipendio che ti permetta di vivere e viaggiare in Cina appena possibile.

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    1. Lo spero davvero anche io!
      Pur non facendomi illusioni sul fatto che tutti i luoghi di lavoro siano così...però per adesso devo dire che di tutte le esperienze non posso certo lamentarmi.
      Per la Cina...bè...credo proprio che viaggerò di nuovo...ad esempio questa estate :)

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