mercoledì 7 settembre 2011

Mal di Cina.

Quando l'ultimo giorno a Dengfeng Stefano mi aveva parlato del mal di Cina paragonandolo al mal d'Africa non avevo stentato molto a credergli, ma non avrei mai pensato che potesse essere uno stato così tragico. Dalla partenza dall'aeroporto fino ad adesso mi sono sentita un pesce fuor d'acqua. Ieri girovagavo per Milano, per l'università e mi sentivo sconcertata, triste, fuori luogo.
A raccontare poi cose sulla Cina mi rendo conto da sola che io non possa perorare la mia causa dal momento che gli aneddoti più divertenti da narrare sono quelli che riguardano ogni assurdità possibile come la follia dei cinesi, la sporcizia, le condizioni estreme nelle quali stavamo ed altre cose che non si allontano molto da questi esempi. Come far capire agli altri quanto invece possa mancare tutto questo?
Al di là dello sporco, della sopravvivenza, dell'avere un bagno funzionante, un letto con un materasso ci sono molte altre cose.
Ci sono le giornate passate là tutte perfette nella loro semplicità, le comunicazioni a gesti con i ragazzi della scuola, la fatica degli allenamenti, qualche acciacco, i ritrovi nel cortile.
Ci sono 3 settimane senza pensieri.
Un viaggio che capita in un periodo nel quale non so nemmeno io con precisione che cosa fare nella vita, se il lavoro, lo studio e nel caso che facoltà. Capita proprio quando non so che decisione prendere e l'unica decisione che mi viene in mente è che io tornerò là. Le altre scelte saranno una conseguenza di questo progetto.
Per 3 settimane ho fatto quello che volevo. Le mie giornate erano incentrate sugli allenamenti e questa cosa da sola potrebbe bastare. L'unica preoccupazione era quella di cercare del cibo al di fuori della mensa della scuola.
In realtà ci sarebbero molte altre cose da dire, ma per ora farò un breve riassunto del viaggio che poi magari snocciolerò con più precisione in diversi altri post.
L'impatto con la Cina è strano. Arrivati a Pechino siamo subito stati accolti da un caldo e da un'afa impossibili, poi c'erano tutte le novità, la stranezza di cose che io, non avendo mai viaggiato, non avevo mai visto.
In Cina ogni regola imparata nella vita viene cancellata, ogni comportamento, ogni regola del buon senso o di civiltà per intenderla come la intendiamo qua.
Dopo 3 settimane ancora non mi ero abituata alla guida dei cinesi. Sono completamente folli. Suonano sempre per ogni cosa comprensibile e non, la cosa stupenda è che tutti suonano ma nessuno tra di loro si calcola. Non si vedrà mai un automobilista alterarsi per una strombazzata, al limite lo si vedrà fregarsene senza nemmeno girarsi. Ho anche capito perchè per guidare in Cina la patente internazionale non è valida ma ce ne vuole proprio una cinese. Non rispettano nessuna regola stradale: sorpassano sulla destra, fanno inversione negli incroci, sorpassano negli incroci, partono tranquillamente in contromano, passano con il rosso, ignorano le strisce pedonali. Però vanno piano, in città difficilmente arrivano ai 50 e nella loro completa follia di guidatori hanno, suppongo, un senso perchè se in Italia si guidasse così per 5 minuti ci sarebbe una strage mentre loro sono tipo le formiche fanno queste cose senza creare il caos. Ho visto solo 3 incidenti nessuno dei quali gravi al massimo la macchina un po' rovinata ma mai gente per terra agonizzante. Paradossalmente uno dei 3 incidenti era una macchina della polizia stampata su un albero sul marciapiede. Dico "paradossalmente" non perchè si trattasse di una macchina della polizia ma per il fatto che si sia stampata su un albero su un marciapiede dal momento che gli alberi sono anche in mezzo alla strada senza alcuna segnalazione.
Le condizioni alla scuola erano le seguenti:
1- mangiare: il cibo prodotto dalla mensa (vabbè mensa è un parolone, la cucina anche se cucina è un po' eufemistico) era sempre lo stesso tranne qualche volta quando c'erano o i ravioli o i mian tiao (i noodles per intenderci), sul un tavolino trovavamo il riso (una volta ogni tanto c'era quello fresco per il resto quello riscaldato) e il pane molliccio e gommoso, sui tavoli dove ci sedevamo noi c'erano 3 piatti uno con uova e altre cose non ben definite, gli altri 2 con verdure cotte di varia e dubbia provenienza. Noi arrivavamo con la nostra scodella e le bacchette e prendevamo il riso poi ci si sedeva e si mettevano dentro le cose contenute nei piatti e quello era il pasto. A pranzo e cena ogni giorno della settimana c'era sempre questo menù. La mattina, rifiutandoci di mangiare riso, restavamo in stanza e attingevamo alla nostra scorta di biscotti per la maggior parte delle volte composta dagli oreo che erano gli unici umanamente definibili buoni.
Molto spesso ci rifocillavamo fuori o quando non ne potevamo più della mensa o quando morivamo di fame perchè il secondo allenamento serale finiva alle 18.00 e la cena era alle 18.30 poi c'era l'allenamento serale quindi dopo la doccia non era strano cominciare ad avere nuovamente fame e quindi tappa al porcaro. Il porcaro (definito così perchè il piatto forte era il maiale in agrodolce) è un...ehm..."ristorante" (in realtà un bugigattolo con mille cose dentro) di fronte alla scuola. Ogni volta che ci vedeva preparava in un nonnulla un tavolo fuori per noi. Quando chiedevamo il pollo la moglie partiva con la moto, tornava dopo tempo x e in 5 minuti avevamo il nostro pollo. Non abbiamo mai capito la dinamica dei fatti.
Per il resto il fattore cibo è stato tragico nei primi giorni quando ancora non si faceva attenzione ad assicurarsi che non ci fosse il piccante. Il piccante lì non è quello tradizionale che intendiamo noi, è una cosa speziata che messa sui vari cibi li rende tutti omogenei con lo stesso orrido sapore.
2- dormire: il letto era un'asse rettangolare in legno con quattro piedini per tenerla rialzata da terra e foderata con qualcosa in tela dagli strani disegni, sopra c'era una trapunta con uno spessore di si e no 1,5 cm coperta malamente da un lenzuolo. In più veniva fornita una coperta nel caso in cui facesse freddo. Ovviamente nelle giornate calde la coperta andava a far spessore, ma con il freddo era impossibile e quindi si dormi praticamente sul legno. Il primo giorno una tragedia mi sarò svegliata 8 volte nella notte con dolori ovunque così come il secondo giorno, poi con gli allenamenti la stanchezza era tale che non ci si faceva più caso ed anzi, il letto era una meta molto comoda e ambita. Io ero in una camera di lusso (nel senso che era dotata di bagno sebbene non del tutto funzionante) insieme ad altre due persone. In realtà la stanza sarebbe stata una doppia ma abbiamo fatto aggiungere un letto per non dover rimanere nell'appartamento per stranieri. Spazio vitale molto ridotto, quindi.
3- bagno: cercando di escludere a priori l'opzione latrine ci siamo dovuti bene o male adattare in qualche modo. Il bagno lo condividevamo con chi non lo aveva in stanza quindi la mattina e la sera c'era la processione. Tuttavia avere il bagno non significa per forza essere dotati di ogni comodità possibile. Abbiamo scoperto 2 cose: le zanfate mortali che salivano dal gabinetto erano direttamente proporzionale a due fattori ovvero all'aumento del caldo e al numero di secchiate tirate ne gabinetto (perchè ovviamente lo sciacquone non andava). La soluzione alternativa ed obbligata è quindi stata: gabinetto solo per bisogni solidi con tanto di tavoletta asportabile per non sporcarla con le secchiate d'acqua. I ragazzi urinavano nel lavandino e noi ragazze in una bacinella che poi pulivamo regolarmente. La carta igienica si buttava in un sacchetto per diminuire la percentuale di rischio di intasamento.
4- doccia: la doccia era comune. In realtà i ragazzi cinesi non la possono usare è quella per stranieri e i Jiaolian. I ragazzi si lavavano a secchiate ed una volta alla settimana venivano portati a docciarsi non so dove. In realtà approfittavano della presenza di tanti stranieri per docciarsi con noi. Dicevo, le docce in comune. Stanza con 3 docce e due lavandini lunghi come le due pareti laterali. Avere l'acqua calda era motivo di gioia. Infatti durante le giornate di pioggia non potevamo nemmeno sperarci visto che si scaldava con il sole. C'era da fare attenzione al livello altrimenti dopo un tot diventava ghiacciata. Sfortunatamente le docce erano anche una versione alternativa del vaso da notte per i ragazzi che non avevano nessuna voglia di andare fino alle latrine. Ogni tanto aprendo la porta arrivavano delle zanfate mortali.
Per docciarci partivamo con la nostra bacinella con dentro dicciaschiuma, shampoo, spazzola, accappatoio ed una volta lì si cercava di non far trasbordare nulla dalla bacinella.
5- lavaggio vestiti: esiste una lavanderia ovvero una ex latrina ripulita (più o meno) con dentro una lavatrice. Più che una lavatrice è un giocattolo. Ha due scompartimenti: uno dove si fa la centrifuga e uno dove si strizzano le cose. Si arrivava, si buttavano i vestiti nel primo scompartimento poi con un tubo attaccato ad un rubinetto ci riempiva pazientemente il tutto con l'acqua, si metteva il detersivo e per "ben" 15 minuti la lavatrice faceva il suo lavoro. Finito il tutto si estraevano i vesti e con un fantastico gioco di squadra uno li sciacquava sotto il rubinetto per togliere il detersivo ed un altro li strizzava alla buona per evitare drammi dentro lo strizzatore all'avanguardia. Poi si tornava in stanza e si appendeva il bucato al filo precedentemente installato.
Queste le basi fondamentali della situazione.
Vedrò di approfondire i seguito altre cose. c'è molto da raccontare su questo viaggio!

6 commenti:

  1. sembra un incubo. Interessante, ma un incubo!! :D

    RispondiElimina
  2. un incubo? no no un sogno te lo assicuro.
    queste sono le cose sotto certi punti di vista più divertenti e facili da raccontare (perchè per alcune battute ci vorrebbero ore di pre-spiegazione) però nonostante questo si stava davvero bene. alla fine in 1/2 giorni uno si abitua, prende il suo ritmo e via. poi ci si allenava sempre c'era poco tempo per pensare alla situazione :)

    RispondiElimina
  3. :) ti sanguineranno le orecchie se non deciderai di fermarmi ti avverto! :P

    RispondiElimina
  4. beeeeeeeellllllllllllllllllo!!!!!!!!!!
    anche io voglio sentire il resto!!!!! sembra molto interessante!!!!

    RispondiElimina
  5. beh, ma oltre a questi dettagli "logistici" c'è sicuramente altro. Sono molto curioso di sapere il resto della storia depurata dalla questione igiene. :)

    RispondiElimina